venerdì 30 dicembre 2011

2012: PASSIONI E SPERANZE NEL MONDO DEL VINO

...Un mondo che corre spedito verso il consumismo con i paraocchi, mentre il vino ci ricorda che per essere buono ha bisogno di prendersi il suo tempo.


Concluse le feste natalizie e in attesa di tornare a bere e mangiare forte per il cenone dell' ultimo dell'anno, eccomi con la mia eno-speranza per il 2012 che verrà. Prossimamente riprenderò con le degustazioni e a scrivere dei vini che bevo, anche se a leggere certi editoriali di fine 2011 su Bibenda, sarebbe meglio se il sottoscritto risparmiasse il suo tempo in quanto eno-blogger. Comunque non voglio star qui a rivangare la polemica su quanto ha scritto Franco Ricci e su quello che quasi tutti gli hanno risposto (una specie di vatteneaffan... giusto per sintetizzare), blogger e internauti di mezza Italia. 

A me piace bere il vino, parlarne, condividerlo, conoscere i produttori, andare a visitare le loro cantine e successivamente condividere esperienze e impressioni tramite un blog. Tutto qui. E' sono felice di scrivere sulla base di un ricordo o di un qualche appunto preso alla sfuggita, perché l'ultima cosa che vorrei é diventare un tecnicista del vino, un sommelier ingessato tutto preso da dati tecnici, esami organolettici e tabelle da compilare. Il vino é solo vino e credo sia doveroso prenderlo per quello che é, con una certa dose di leggerezza e filosofia. Sarò poco professionale o attendibile nei miei giudizi, per qualcuno un blogger incopetente, può essere, ma non mi metterò mai a tavola con amici a sorseggiare del buon vino con il bicchiere in una mano e il blocchetto degli appunti o il notebook nell'altra per condividere in tempo reale le sensazioni che il vino mi da o le sue caratteristiche organolettiche, mi toglierebbe tutto il piacere e la poesia. 

Quando mi verso del vino per poi appoggiare il bordo del bicchiere sotto il naso e aspirando sento entrare in circolo tutti i profumi e gli aromi del suo bouquet, trovo una via di fuga dalla triste quotidianità delle prealpi varesine in cui abito, una terra a suo modo fantastica, ma uccisa dall'industrializzazione, dai centri commerciali e dalla cultura della fabbrichetta. Il vino per me é un simbolo e una forma di ricongiungimento con uno stile di vita più rustico e tradizionale che oggi purtroppo, é sempre più difficile trovare e di cui abbiamo bisogno per tornare ad una forma di contatto tra uomo e terra. 

Quando penso al vino mi immagino Maria Teresa Mascarello e Beppe Rinaldi, la family marchigiana dell'Aurora e la mediterranea Arianna Occhipinti, non di certo Antinori su una Ferrari o il Marchese Vittorio Frescobaldi che va al matrimonio reale di William e Kate. E così voglio continuare ad immaginarlo, a cospetto dei numeri, dei riconoscimenti o delle mode. 

Se state pensando che interpreto la materia da sognatore e visionario, che il vino é soprattutto bussines, marketing e materia da industriali che poco hanno a che fare con la vita di campagna e la cultura rurale, beh avete la vostra parte di ragione; però mi piacerebbe che nel 2012 tutti gli eno-appassionati come me, possano continuare a vedere il vino e i suoi produttori con amore, almeno per chi, con il loro onesto lavoro di vignaioli, rappresentano una forma di resistenza culturale all'omologazione e all'industrializzazione, per vivere ancora un bicchiere di vino con sincera passione, per regalarsi un momento speciale.

Se poi per uscire da questo meccanismo economico-commerciale, devo spendere 50 euro per un Barolo fatto nel rispetto del territorio e come la tradizione delle Langhe comanda, allora ben vengano le 50 euro spese, continuerò ad avere l'utilitaria, a non fare il cambio di stagione nell'armadio e ad andare in vacanza in campeggio, ma al contempo continuerò a comprare e mettere in cantina del buon vino, con l'idea e il pensiero che ogni volta in cui tiro su una boccia, la stappo, l'annuso e la bevo, per almeno un paio d'ore penserò a qualcosa di poetico, il tempo scorrerà più lento, sarò in pace con me stesso e potrò immaginare filari di viti amorevolmente accudite, senza pensare che il giorno dopo dovrò timbrare il cartellino e tornare ad un mondo dove tutto é terribilmente brutto, tanto ammazza la bellezza, la cultura, la natura e il rispetto per le persone. 

Un mondo che corre spedito verso il consumismo con i paraocchi, mentre il vino ci ricorda che per essere buono ha bisogno di prendersi il suo tempo. Buon 2012 a tutti gli eno-innamorati di questo mondo.

mercoledì 28 dicembre 2011

ECCO COME HO BRINDATO CON BABBO NATALE...

...Babbo Natale é venuto a trovarmi... ecco le bocce che abbiamo condiviso e i regali che mi ha portato...


I giorni che ruotano intorno al Natale sono sempre un po' speciali, non certo per questioni religiose (almeno non per il sottoscritto), più che altro il Natale rimane un momento unico nell'arco dell'anno, dove più o meno tutti si scambiano regali e passano alcune ore in allegria a fare quello che più piace a noi italiani, ovvero bere e mangiare. 

Ed é proprio questo il bello del Natale all'Italiana (si sa che abbiamo animo latino...), almeno per un giorno affanculo i problemi, i fioretti, la rata del mutuo di gennaio in arrivo, la spesa da fare al discount per risparmiare e il conto corrente che punta verso il rosso... per almeno uno... un solo fottutissimo giorno l'anno abbiamo il diritto come esseri umani di stare "sciallati" e trattarci bene, comprare la carne buona e il vino buonissimo, mangiare e bere, bere e mangiare senza pensare alle molle della bilancia che schizzano o alla manovra Monti con ci costringerà ad un gennaio di pane e acqua. 

Io la vedo così.. almeno a Natale problemi e dissapori fuori dalla porta, se poi in tutto questo ci trovate un po' di ipocrisia, sono d'accordo con voi.. ma almeno il giorno di Natale concedeteci del sano menefreghismo... dico questo con tutto il rispetto e le dovute scuse per chi non può permettersi di fregarsene neanche il giorno di Natale. 

Allora ecco come ho brindato con Babbo Natale, che tra l'altro conoscendo il mio interesse per il mondo del vino, non solo ha pensato bene di mettere sul tavolo bottiglie di spessore, ma tenendo fede al suo ruolo di "uomo che porta  regali a grandi e piccini" a pensato bene di estrarre dal suo sacco dei graditissimi eno-regali. Allora, il mio Natale é partito giovedì 22 verso le nove per concludersi lunedì 26 verso la mezzanotte, in una continua escalation di cibo e alcool. 


Andiamo con ordine...prima tavolata giovedì per la cena natalizia della cooperativa sociale ONLUS Totem di cui sono socio, grande quantità di rosso della casa in caraffa, diciamo nulla da segnalare. 

Venerdì 23 tavolata aziendale dal livello alcolico interessante (per un collega crollo finale con intervento dell'ambulanza per evidente ed incontrollato stato di ebrezza...ma lasciamo perdere che é meglio...) vittime di un ottimo Nebbiolo delle colline novaresi, ovvero il "Ramale" della Torraccia di Piantavigna

La vigilia mi ha visto coinvolto nel classico cenone a base di baccala e polenta, accompagnato da un bianco che é scivolato via senza farsi notare, precisamente un Orvieto Classico di cui non ricordo nemmeno la cantina talmente é riuscito a non farsi notare. 

Per il pranzo di Natale sono dal suocero, che da grande appassionato di eno-gastronomia e ottimo cuoco qual'è, non si fa mai mancare nulla sotto il profilo della qualità a tavola e noi ospiti ne traiamo benefici per le nostre papille gustative. Anche quest'anno mi ha deliziato con 2 bottiglie di Champagne Ruinart Blanc de Blancs (non sono un amante delle bolle ma queste vanno giù che é un piacere) e una bottiglia di Solaia Antinori 2000 di cui ho ancora nel naso i sentori di liquirizia. Antinori non é certo il nostro produttore ideale, ma sul suo Solaia (prezzo di vendita a parte) nessuna obiezione. Resta un vino straordinario!! Sicuramente quella di mio suocero é una proposta figlia di una passione per il vino sbocciata negli anni 80, basata sui grandi classici e i supertuscan, ma è sempre un piacere bere le ultime bocce della sua cantina, farsi raccontare dei suoi viaggi eno-gastronomici e delle sue visite alle grandi cantine di Borgogna, Bordeaux ecc... Il mio interesse per il vino nasce anche grazie a lui, gli devo un riconoscimento... certe bevute a casa mia non sarei mai riuscito a farle!! Siccome dicevo é un gran cuoco, consentitemi una divagazione sul tema per segnalare la squisita tartar di filetto battuta al coltello e ricoperta da uno strato di caviale iraniano... semplicemente strepitosa! 

Per concludere lunedì 26 é il giorno del Natale in famiglia, ovvero la mia famiglia.. niente parenti, amici o vicini di casa, ma un piccolo pranzo natalizio tra me e il mio amore. Ultimo scambio di regali, ultima mangiata ufficiale e ultima bevuta nataliazia con un Brunello di Montalcino Col d'Orcia 2004,  un discreto Brunello, non male, ma un po' penalizzato dal ricordo del Solaia bevuto il giorno prima. 

Dal sacco Babbo Natale sono fuoriusciti doni davvero interessanti... pronti via e mi sono dovuto inchinare davanti a lui (modello Fusi di Testa con Alice Cooper per intenderci...) in assoluta devozione davanti a 2 bottiglie di Barolo... un Bartolo Mascarello 2007 e un Elio Grasso "Ginestra casa Matè" del 2005, al quale ha aggiunto un Supertuscan (che a Natale non manca mai), ovvero un Lamaione 2006 Frescobaldi a base di Merlot. 

Congiunamente ecco i superalcolici con una boccia di Grappa Maschio 903 barricata e una di whisky Johnnie Walker. Basta bere, ma sempre in tema la bella serie da 4 volumi dedicata ai "Vini naturali d'Italia" di Giovanni Bietti, la guida Slow Wine 2011 e soprattutto il bellissimo film/documentario Langhe DOC di Paolo Casalis, diciamo il nostro Mondovino, interessante da vedere e bello da avere nella propria biblioteca enoica (lo trovate qui http://www.langhedoc.it/). Per concludere il Food Sound System, un simpatico librettino che mette in comunicazione cibo-vino-musica-turismo gastronomico (un esempio? Abbacchio-bianco di Frascati-gita ai Castelli romani-Lambchop in sottofondo) e una cena offerta presso l' Antica Osteria Italia a Coquio Trevisago (VA), ristorante Slow Food di cui mi hanno parlato un gran bene. 

Che dire... mi ritengo un bambino molto fortunato, Babbo Natale é stato molto carino con il sottoscritto ed ha esaudito alcuni dei miei desideri alcolici...  si vede che quest'anno sono stato un bambino buono...o molto più semplicemente é riuscito a leggere la mia letterina...

mercoledì 21 dicembre 2011

ROERO 2008 D.O.C.G. - Az. Agr. Matteo Correggia

Sottotitolo: cena all' Osteria del Sass

...Se state pensando ad un vino parkerizzato, robusto, dolce e dalla polpa marmellatosa siete fuori strada... la capacità indiscussa di Correggia sta proprio nel riuscire ad esprimere il terroir con classe, eleganza, ed un tocco che oserei definire "pop".



Risulta assai difficile scrivere un post in cui vorresti raccontare dell' emozionante esperienza di sabato scorso, quando insieme ad amici (tanx a Gaia e Ste per l'invito e la condivisione delle emozioni..) abbiamo cenato all' Osteria del Sass di Besozzo (VA), bevendo il Roero dell'indimenticato e indimenticabile Matteo Correggia. 

Troppa roba per un solo post, parlare di Matteo, della sua storia fatta di passione e dedizione per il vino e della cantina che moglie e figli continuano a gestire con la cura e la parsimonia che solo chi ama la propria terra può avere; raccontarvi di questa ottima bottiglia e dell'impeccabile cura con cui Costantino Di Claudio gestisce la sua osteria. Lasciamo quindi la storia di Matteo alla recensione del suo Roero Riserva Ròche Dampsej, ovvero a quando stapperò il suo vino più importante, che meglio rappresenta lo spirito di Matteo e che attualmente riposa dormiente in cantina, in attesa che il tempo (e il vino) faccia il suo corso. 

Mi limiterò quindi a scrivere di come oggi l' agricola Correggia, insieme a Giovanni Almondo e Negro Angelo, siano (a mio modesto parere), alcune delle migliori espressioni di quest’area vitivinicola piemontese, per troppo tempo offuscata dai vini a sud del Tanaro. La cantina di Canale é indiscutibilmente un punto di riferimento per tutti i produttori del Reoro, con 20 ettari di vigneti a viticoltura naturale, 120.000 bottiglie prodotte l'anno e una linea produttiva variegata e di ottima fattura, dalla Barbera e Nebbiolo d'Alba ai più territoriali Roero e Arneis. 

L' utilizzo di vitigni internazionali come Cabernet, Merlot, Syrah ecc.. l'affinamento in barriques nuove e la scelta di dare un taglio più moderno e meno rustico ai vini del Roero, quasi a voler assomigliare ai cugini delle Langhe (o meglio a voler dimostrare che anche da queste parti si possono fare vini che qualitativamente si avvicinano ai grandi Nebbioli delle Langhe...) hanno fatto storcere il naso ad alcuni puristi del vino. Forse a ragione o forse no, perché proprio la scelta di incrociare la tradizione contadina di famiglia, l'amore e la passione per la propria terra con un'idea di vino moderno, che sa puntare sulla qualità del lavoro in vigna e in cantina, strizzando l'occhio ai mercati internazionali, hanno permesso ha Matteo e alla sua cantina di diventare un punto di riferimento importante per tutto il movimento vinicole del Roero.  

Il vino che ci viene servito e di cui vi scrivo é un Roero D.O.C.G. classico, annata 2008, gradazione alcolica di 14.5 °C, pagato 23 euro (ma siamo al ristorante, in enoteca ve la dovreste cavare tra le 11 e le 13 euro). 100% di uve Nebbiolo vendemmiate tra fine settembre e metà ottobre, una settimana di macerazione e 12 mesi di affinamento in barriques usate e 8 in acciaio inox. 

Visivamente l’inconfondibile aspetto del Nebbiolo. Color rosso rubino con unghia granata, fluido e di buona trasparenza, risulta più viscoso lungo le pareti del bicchiere, dove ridiscende lentamente dopo aver disegnato i caratteristici archetti, grazie anche alla sua notevole alcolicità. Al naso risulta pieno e vinoso. Un bouquet di media intensità dove una presente vena alcolica sostiene le note floreali e fruttate. Da un Roero ti aspetteresti un attacco più deciso e pungente, qui invece, pur senza incollarci il naso al bicchiere, riesce a farsi apprezzare per equilibrio e finezza. Il palato non può che confermare le impressioni avute all'olfatto. Un vino fatto benissimo sia in vigna che in cantina. Non c’è una nota o una caratteristica che spicca e prevarica sulle altre, è tutto l’insieme delle caratteristiche, pur senza volare altissimi, a renderlo un vino splendido nel suo insieme. Asciutto, di buona struttura e corpo, mediamente tannico, piacevole alla beva grazie ai sentori di frutta rossa (ciliege) ben presenti al palato, con un finale assai piacevole di media persistenza, che richiama le note più speziate e dolciastre, che invitano a versare un altro bicchiere. 

Mai aggressivo o austero, sa essere amabile ed armonico, mantenendo però tutto il carattere che un buon Nebbiolo deve avere, senza mai scadere nell’omologazione o nell’eccessiva internazionalizzazione. Se state pensando ad un vino parkerizzato, robusto, dolce e dalla polpa marmellatosa siete fuori strada... la capacità indiscussa di Correggia sta proprio nel riuscire ad esprimere il terroir con classe, eleganza, ed un tocco che oserei definire "pop".

Non mi resta che consigliare l’acquisto di questa bottiglia, il rapporto qualità/prezzo è adeguato e può tranquillamente accompagnare sia piatti rustici della tradizione piemontese, che piatti più raffinati e ricercati (come è stato nel nostro caso..).

P.S. Non mi sono dimenticato di Costantino e della sua osteria, è solo che questo blog parla di vino e non di ristoranti, così ho proferito lasciare questo argomento per ultimo. Perché scrivo dell’Osteria del Sass?? Perché gli amanti del buon bere, sono inevitabilmente, anche amanti del buon mangiare, così se mi capita di degustare una boccia interessante in un ristorante che merita la nostra attenzione mi sembra giusto parlarne. 

Comunque senza dilungarmi troppo volevo solo consigliarvi un giro in questa osteria, che si trova a Besozzo in provincia di Varese. La location è molto suggestiva, nel cuore della città alta di fronte al faro, con una bella veranda da cui si gode il paesaggio circostante. Non voglio esagerare ma sembra quasi di stare in un borgo del centro Italia più che in provincia di Varese. Il ristorante è piccolo, rustico e molto curato, ambiente ideale per una cena di coppia.
One man show della situazione il proprietario Costantino Di Claudio, il menù, la carta dei vini, il sito e soprattutto la preparazione dei piatti sono esclusivamente opera sua, il che significa darsi un gran da fare per soddisfare le esigenze dei circa 20 coperti di cui dispone il suo ristorante. Certo essere soli a districarsi tra fornelli, bottiglie, gestione del locale, selezione musicale ecc.. può creare qualche disguido organizzativo, ma dopo aver chiacchierato per oltre un’ora con Costantino dopo cena e aver constatato il suo condivisibile approcio al mondo dell'enogastronomia, non possiamo che apprezzare lo sforzo e rendere omaggio al suo lavoro. 

La cucina è di ottimo livello come d'altronde la selezione dei vini, il menù spazia tra mare e terra, giusto per darvi un'idea abbiamo degustato dadi di Fassona piemontese crudi, leggera bagna caoda, crema di peperone rosso, cime di rapa... spaghettoni “Cavalieri”, vongole veraci, vellutata di broccoli, pane tostato condito... agnello con olive taggiasche ecc... fino ad un fantastico tris di dolci. I prezzi sono abbastanza altini se pensate ai costi di un'osteria classica (siamo sulle 50 euro escluso il vino e le porzioni sono da nouvelle cuisine) ma la qualità della proposta non é inferiore a quella di chef più blasonati (e costosi). Ogni tanto regalatevi una coccola e concedetevi una serata all'Osteria del Sass.

sabato 17 dicembre 2011

ARRIVA NATALE...LA TREDICESIMA BUTTIAMOLA NEL VINO!!

Eno-lista per eno-bevute natalizie... ecco come si puo' investire parte della tredicesima..

Sapete dove gli appassionati di vino bruciano parte della loro tredicesima?? Risposta semplice… in enoteca! Sarà che c’è qualche euro in più in tasca, sarà che è Natale e abbiamo voglia di regalarci qualcosa… ma quando arriva questo periodo dell’anno, per il sottoscritto è tempo di investimenti, giusto per mettere un po’ di fieno in cascina… anzi… bottiglie in cantina!! 

Non so perché ma il mese prima di Natale mi capita di perdere coscienza e "buttare" un po' di euro nell'acquisto di bottiglie di vino, speranzoso che amici e familiari possano ulteriormente soddisfare la mia letterina per Babbo Natale, che anno dopo anno, assomiglia sempre più al curriculum vitae di un membro dell'anonima alcolisti che ad una lista dei desideri... (e pensare che da piccolo sognavo la mitica pista per le macchinine... come si cambia in 30 anni!!). Noi eno-fanatici vogliamo bottiglie di vino sotto l'albero, non c'è manovra taglia gambe e ammazza-proletari che tenga... un po' dei nostri sudatissimi euro li diamo in "beneficenza" a quei vignaioli che maggiormente riteniamo meritevoli, con i loro prodotti, del nostro sacrificio. 

Detto questo, mi permetto di prendere spunto dal simpatico post di Alessandro Morichetti su Intravino dal titolo "I miei ultimi 10 vini" per raccontarvi dei miei acquisti pre-natale. Bando alla ciance.. ecco come il sottoscritto brucia parte della sua tredecisama da metalmeccanico del vino...

01. SASSONERO MERLOT 2007 D.O.C. - Ca' Lustra ... Mi sono sparato il ponte dell'Immacolata nei colli Euganei (assolutamente non ad Abano Terme!!) e dopo aver assaggiato un po' di Rosso dei Colli senza infamia ne lode, mi sono portato a casa alla cieca questo Merlot della selezione Zanovello.. i fedeli del blog (se ce ne sono...) scopriranno se le 15 euro investite sono state spese bene.

02. PECORANERA 2003 + BACCABIANCA 2006 - Tenuta Grillo ... Da almeno 5 anni l'eno-shopping di natale si fa alla Terra Trema di Milano. Tra i vari acquisti ecco la doppietta sparata sulla Tenuta Grillo. Dal Monferrato quel genio di Guido Zampaglione e consorte ci regalano 2 vini che devono obbligatoriamente essere bevuti per essere capiti.. il primo è un Freisa che non ti aspetti, il secondo un Cortese in purezza non filtrato ... mai un bianco é sembrato così rosso. Vignaioli indipendente D.O.C. e persone simpaticissime. Esborso tra le 14-15 euro a boccia.

03.  IL PIGRO VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI RISERVA 2008 D.O.C.- La Marca di San Michele ... Sempre dal produttore, sempre dalla Terra Trema... a pochi minuti dalla chiusura del banco assaggi eccomi a degustare il miglior bianco che mi sia capitato di bere da quando ho aperto il blog... sarà che ormai, a fine degustazione, ero in preda ad una crisi alcolica, ma ho cacciato 18 euro per questa bottiglia senza battere ciglio... io che amo i rossi...(a sostegno della teoria del delirio alcolico e che questo Verdicchio spacca!!)

04. BAROLO 2007 D.O.C.G. - Bartolo Mascarello ... Non servono aggettivi per descriverlo, questo é "il vino", questo é il mio regalone di Natale. 51 euro spese per portarmi a casa 75cl. di storia, tradizione, rispetto, cultura, resistenza e chi più ne a più ne metta, della storia vitivinicola italiana. Un "partigiano" del vino.. così mi piace ricordare il compianto Bartolo. Probabilmente quando lo stapperò avrò tutti i capelli bianchi (già che sono sulla giusta strada).

05. ROCHE D'AMPSEJ 2006 ROERO RISERVA D.O.C.G. - Matteo Correggia ... ok mi avete scoperto... se dopo le 50 carte per il Barolo Mascarello ne spendo altre 32 per questo Roero, significa che sono un Nebbiolista convinto. E il Ròche di Correggia é indubbiamente il numero uno del Roero e va provato.

06. SAGRANTINO DI MONTEFALCO "COLLE GRIMALDESCO" 2006 D.O.C.G. - Tabarrini Giampaolo ... amo l'Umbria e il suo Sagrantino. Decido di dare fiducia a questa versione Colle Grimaldesco.. 24 euro di esborso per una cantina piuttosto giovane ma di grande fascino. Un vino e un produttore da scoprire che spero riesca ad emozionarmi...

07. SER BALDUZIO 2006 + DONNA ORGILLA OFFIDA PECORINO 2010 D.O.C. – Az. Agr. Fiorano … Ecco un’altra doppietta 100% biologica. Sarà che sono di Varese, ma se acquisto 2 bottiglie dalla stessa cantina mi piace prendere un rosso e un bianco. Così dal “milanese-marchigiano” recupero il suo cru più importante per 18 euro, 0.7 ettari di vigna che danno vita ad un Montepulciano in purezza che tra legno e bottiglia riposa per ben 48 mesi. 8 euro é quanto investo per aggiudicarmi una delle ultime bocce rimaste del suo Pecorino, letteralmente spazzolato tanto è ben riuscita questa pluripremiata versione 2010.

08. VALPOLICELLA CLASSICO SUPERIORE RIPASSO 2007 D.O.C.– Az. Agr. Aldrighetti … Il grande vecchio (con rispetto/stima/affetto) della Valpolicella, dopo averci letteralmente entusiasmato con il suo Amarone, quest’anno decido di assaggiare il "fratellino" Ripasso. Soli 7 euri e il rischio di aggiudicarsi la "palma d’oro" per il miglior rapporto qualità/prezzzo del 2012.

09. NERO NE' TAURASI 2005 D.O.C.G. - Az. Vitivinicola Il Cancelliere … Questa è la bottiglia di Natale. Costosa ma non troppo, sulle 20 euro, di qualità indiscutibile, cantina a conduzione familiare, un bel esempio di "terroir" campano e una presenza grafica che da sola nobilità la vostra tavola natalizia. Finalmente acquisto un vino del sud di cui ho sentito e letto solo belle parole..

10. IL ROSSO 2009 – LA STOPPA … C’è dell’eno-snobbismo nei confronti dell’Emilia Romagna e qualcuno mi ha giustamente fatto notare come anche nel mio blog questa regione scarseggi di recensioni. Verissimo, ma se le bottiglie di vino dovete comprarvele tutte e avete 10 euro in tasca, cosa scegliete tra un Chianti Classico e un Sangiovese di Romagna?? Bisogna però ammettere che anche nella regione dei tortellini ci sono vignaioli con la V maiuscola e la Stoppa di Elena Pantaleni da anni è sinonimo di uva naturale di alta qualità. Quindi vado a colpo sicuro e mi gioco 8 euro sul Rosso della casa.

11. ARPAGONE RISERVA 2007 MONTECUCCO D.O.C.– Az. Agr. Prato al Pozzo ... Dall'alta Maremma un Sangiovese in purezza prodotto solo nelle migliori annate dalla cantina di Francesca Quiriconi. In quest’area vitivinicola ormai diventata terra di conquista per investitori stranieri e sciacalli del vino alla ricerca della nuova Bolgheri, ecco una cantina autentica che punta sull’autoctono e mette in soffitta il concetto di supertuscan… esborso 18 euro.  

12. ANSONICA 2010 COSTA DELL'ARGENTARIO D.O.C.– Az. Agr. Il Cerchio … siccome bene o male quasi tutti, almeno una volta nella vita, vanno in Maremma (zona Capalbio per intenderci) a passare le vacanze, non dimenticatevi di fare una sosta da questi vignaioli biologici e acquistare per 7 euro il loro Ansonica che accompagnerà alla grande le vostre cene estive (e perché no del cenone di Natale) a base di pesce. Un bel bianco freakettone fresco e beverino... quello che serve per accontentare tutta la tavolata.

Questo è quanto… a voi la parola eno-appassionati... se avrete il piacere di scrivere e postare per quali vini avete rinunciato ad una parte della vostra tredicesima, o del budget che avete investito per gli acquisti di Natale. Per gli eno-critici il piacere di giudicare la mia lista della spesa, mentre a tutti gli eno-sfigati convinti che bisogna essere dei fessi per sprecare parte della tredicesima in bottiglie di vino, faccio i miei migliori auguri di Natale, sicuro che festeggerete felici mentre “degustate” la vostra bottiglia di “spumazza” trovata nella scatola del panettone. Io personalmente preferisco utilizzarlo per sgorgare il lavello.. funziona e costa meno di un flacone di Mr. Muscolo!!!

Buone feste e soprattutto buone bevute, favoriscono l’allegria.

venerdì 16 dicembre 2011

MULLER THURGAU 2010 - Sudtirol-Alto Adige D.O.C. - Cantina Produttori Bolzano

...Gentile e disciplinato il vino si mantiene piacevole e bevibile fino all’ultima goccia, una lunga autostrada senza sali-scendi o curve improvvise.


Torno con piacere a scrivere di vino bianco dell’Alto Adige, sicuramente una delle più particolari e interessanti aree vitivinicole “di montagna”, che da sempre ci regala vini in gran quantità e qualità. Penso di potermi sbilanciare e affermare che quando si acquista un bianco del Sud Tirolo si va abbastanza a colpo sicuro, anche su cifre contenute o prodotti da supermercato.

Quindi se state facendo la spesa e vi serve un vinello per accompagnare i branzini che avete nel carrello, questo Muller Thurgau della Cantina Produttori di Bolzano fa il caso vostro. Costo contenuto (sulle 7 euro) e piacevole bevuta assicurata.

Parlare di questa “Kellerei” come dicono a “Bozen” significa affrontare il discorso già fatto in merito ad altre cooperative vinicole. Un’insieme di produttori e soci che danno origine ad un’azienda di grandi proporzioni, sia per ettari vitati che per quantità di bottiglie prodotte (oltre 1.500.000), diventando in molti casi un simbolo e un punto di riferimento del territorio.

Se una volta la Cantina Sociale era soprattutto il luogo dove andare a comprare la damigiane e riempire i bottiglioni con lo “sfuso”, oggi che il mercato vinicolo richiede soprattutto bottiglie dal buon rapporto qualità/prezzo e non solo il basso costo, anche queste grosse cooperative hanno dovuto imporsi il cambio di marcia, sviluppando una produzione vinicola attenta anche alla qualità, proponendo oltre ad una linea di vini base più economica e facilmente reperibile, selezioni di cru più pregiati, destinati al circuito delle enoteche. Questo a portato ad un sostanziale innalzamento qualitativo (che qualche enogiornalista potrebbe definire omologazione del prodotto alle esigenze del consumatore e del mercato…) di tutta la linea produttiva, così che anche a basso costo, possiamo trovare vini che hanno la loro dignità.

Nello specifico questa Kellerei nasce nel 2001 dalla fusione di 2 storiche cantine altoatesine attive sul territorio già dai primi del '900 ovvero la cantina Gries e la Santa Maddalena, che insieme riuniscono ben 200 soci e 320 ettari di vigneti (tra cui alcuni antichissimi che superano i 100 anni di età…), che comprendono ben otto Masi (così vengono chiamati i poderi in Alto Adige). Sono 3 le linee di prodotti commercializzate dai produttori di Bolzano. Una linea Masi, la collection di Gries dedicata ai rossi tipici della zona (Lagrein su tutti) e la linea classica.

Partiamo proprio da qui con il Thurgau 2010 che assaggiamo. Come storia insegna trattasi di un vitigno tipico dell’europa continentale, in particolare Austria, Germania e Svizzera, mentre in Italia ha trovato la sua naturale ambientazione nella più germanica delle nostre regioni ovvero l’Alto Adige, in particolare tra i pendii della Valle d’Isarco. Da segnalare come questo vitigno abbia un’origine ben precisa dato che è stato inventato dall’enologo elvetico Herman Muller originario di Thurgau nel 1882, attraverso l’incrocio di due vitigni (Riesling e Sylvaner)

Nel bicchiere si presenta di color giallo paglierino con riflessi verdognoli, piuttosto scarico, fluido e di buona limpidezza. Al naso pur nella sua semplicità si lascia apprezzare per un piacevole effetto “moscato”, molto aromatico, con note dolciastre che ricordano soprattutto frutta matura come pesca e albicocca con note floreali delicate. Anche al palato risulta aromatico, dolcino, snello e fresco, decisamente semplice e piacevole, di facile bevuta. Decisamente poco acido e dalla scarsa vena minerale. Il finale di media persistenza si fa apprezzare per pulizia, dolcezza e una leggera vena amarognola. 

Gentile e disciplinato il vino si mantiene piacevole e bevibile fino all’ultima goccia, una lunga autostrada senza sali-scendi o curve improvvise. Se siete tra quelli che amano le emozioni, gli spigoli e i bianchi di grande struttura, qui c’è troppa precisione, lineareità e lavoro in cantina, tanto è perfettino in ogni sua sfumatura. Se invece siete tra quelli che hanno difficoltà a digerire bianchi molto minerali, aciduli e nervosi, questo è un vino equilibrato che vi soddisferà a pieno.

Buono da bere fresco per accompagnare piatti a base di pesce o da sorseggiare durante un aperitivo estivo. Gradazione alcolica contenuta sui 12.5%vol., facile reperibilità e complessivamente buon rapporto qualità/prezzo.

martedì 13 dicembre 2011

COLLI EUGANEI ROSSO 2009 - D.O.C. - Montegrande

...L’ambientazione e la tradizione vinicola di questa zona mi ricorda maggiormente regioni come il Monferrato...dove bere significa “bere” sul serio e non degustare a bordo piscina, significa stare intorno ad un tavolo e fare quattro chiacchere mentre si affetta una soppressa, significa farsi un “cicchetto” per scaldarsi nelle fredde e nebbioso giornate invernali.


Approfitto con consorte del ponte lungo dell’Immacolata per un soggiorno di 4 giorni nei colli Euganei. Se state però pensando al sottoscritto in accappatoio presso un hotel termale in quel di Abano, siete fuori strada. Mi è bastata un’oretta a passeggio per convincermi ancora una volta che questo ambiente non fa per me. Pensate ad un enorme villaggio turistico con hotel e negozi, tutto nuovo e plasticoso, con centinaia di sessantenni che passeggiano rilassati dalle cure termali e orgogliosamente soddisfatti del loro “all inclusive”. L'hanno chiamata "Hotel Ring" ed é una cosa surreale...

Permettetemi invece di fare un saluto affettuoso a Toni e Giulietta del podere i Carraresi, ospitalissimi e gentilissimi gestori di questa cascina di campagna con annesso appartamentino che funge da B&B. Arrivare in un posto ed essere trattati in maniera così genuina, spontanea e... passatemi il termine, contadina capita raramente. Come un tuffo a ritroso nel tempo, tra cultura rurale e sincera ospitalità.. per 4 giorni siamo stati coccolati come dei figli… sicuramente il più bel ricordo che porto a casa da questa esperienza nei colli Euganei é legato alla figura e ai racconti di Toni e Giulietta. 

Rientro nel seminato per parlare del nostro argomento preferito... ovvero il vino e mi sembra doveroso prenderla un po’ alla larga per introdurre le considerazioni in merito al bevuto, partendo da quello che è il movimento vitivinicolo di queste zone. 

Siamo ovviamente in Veneto, provincia di Padova. Qui bere è cultura e tradizione antica (il signor Toni ci narra di personaggi leggendari capaci di bere qualcosa come 10 litri di vino al giorno!!), esiste ancora l’abitudine di trovarsi al circolo per un “cicchetto” e molti contadini hanno la propria piccola vigna per la propria personale produzione di vino da battaglia. La superficie vitata è piuttosto vasta e le uve che vanno per la maggiore sono il Merlot, il Cabernet e lo Chardonnay, vini prodotti in maniera non troppo elaborata, da bere giovani mentre si pasteggia. Qui il vino si beve ancora dal bottiglione, impensabile sedersi a mangiare senza il vino sul tavolo!!! 

Scollinando di paese in paese capita spesso di incontrare enoteche che servono vino sfuso direttamente dalla damigiana, mentre molte vinerie di città prediligono esporre i grandi classici toscani e piemontesi a discapito dei vini locali meno rinomati. Si tende a privilegiare la quantità alla qualità, ma non dobbiamo dimenticare alcune eccellenze di queste zone, come ad esempio il moscato Fior d’Arancio, vino tipico dei Colli, ed alcune eccellenti versioni di Rosso fornite da cantine che hanno puntato su una linea di vini più impegnativi e strutturati (tanto per fare qualche nome tra i più conosciuti mi vengono in mente cantine come Ca’ Rugate, Capodilista, Ca’ Orologio ecc….) che hanno il merito di essere riusciti a rilanciare questa denominazione all'interno del panorama vitivinicolo veneto. 

La stessa disciplinare è piuttosto generica e identifica la provenienza delle uve più che la tipologia, essa comprende infatti parecchi vini dalle svariate tipologie di uva, sia a bacca rossa che bianca, tutte racchiuse sotto l’unica denominazione D.O.C. dei Colli Euganei.

Giusto per iniziare partiamo dalla base ovvero il rosso dei Colli Euganei. Siamo all’osteria Vecio Veneto di Rovolon e ci sembra corretto puntare su una cantina di questo paese, così scegliamo il rosso dell’azienda Montegrande. Questa cantina é una delle più conosciute della zona, con ben 23 ettari vitati e 250.000 bottiglie prodotte all'anno, suddivise in due linee produttive, con la più ricercata e qualitativamente interessante linea cru e la più semplice e "beverina" linea base. 

Assaggiamo proprio il Rosso dei Colli della linea base. Ovviamente non ci aspettiamo grandi numeri da un vino venduto a 8 euro in osteria e a 4 in negozio (e così sarà), ma dobbiamo comunque riconoscere che come vino da pasto in abbinata con una “zuppa de fasoi” e un “muso con polenta” ha la sua rispettabile dignità. Composto da un uvaggio misto (60% Merlot, 35% Cabernet Franc e Sauvignon, 5% Raboso) questo rosso, prodotto in 25.000 unità, viene affinato per 6-7 mesi in vasche di acciaio a cui si aggiungono 6 mesi di "riposo" in bottiglia. Gradazione alcolica sui 13.5°.

Nel bicchiere spicca un colorito rosso rubino piuttosto carico, poco limpido e abbastanza consistente. Il naso é piuttosto scarico, di discreta intensità, con un bouquet semplice dove sono i sentori di frutta rossa a primeggiare. Nel complesso abbastanza vinoso e poco persistente. Al palato si lascia bere con semplicità, fresco e secco, abbastanza tannico e leggermente astringente. Di semplice struttura e medio corpo é un vino che si butta giù senza troppi punti di interesse o possibili evoluzioni. 

Complessivamente un discreto bere senza infamia ne lode, ideale per pasteggiare con i piatti rustici della tradizione veneta e per risparmiare qualche euro. Se invece preferite alzare la posta, potete rimanere in questa cantina e puntare su Merlot e Cabernet della linea cru (ma in questo caso dovete triplicare l’investimento).
                        
P.S. Quello che mi premeva scrivere non è in merito al bevuto, che come avrete capito, non offre spunti di grande interesse e soddisfazione, ma illustrare l’area vitivinicola dei Colli Euganei. Se pensiamo all’immagine da cartolina e all’alto livello eno-gastronomico che offrono regioni come le Langhe, Bolgheri o Montalcino… beh siete fuori strada.

L’ambientazione e la tradizione vinicola di questa zona mi ricorda maggiormente regioni come il Monferrato, dove il tutto assume una connotazione meno turistica e molto più rurale, dove le aziende agricole sono delle vere e proprie fattorie di campagna, dove le enoteche di paese preferiscono vendere il vino sfuso e le bottiglie da 4 euro piuttosto che proporci Brunello, Barolo e Supertuscantradizionale, dove bere significa “bere” sul serio e non degustare a bordo piscina, significa stare intorno ad un tavolo e fare quattro chiacchere mentre si affetta una soppressa, significa farsi un “cicchetto” per scaldarsi nelle fredde e nebbioso giornate invernali. Questo è quello che mi è maggiormente piaciuto dei Colli Euganei, anche se torno a casa senza bevute indimenticabili.

sabato 3 dicembre 2011

CHIANTI CLASSICO 2008 - D.O.C.G. - Renzo Marinai

...Da una parte un prodotto che ci rimanda e ricollega a sensazioni antiche, legate al terroir e al vino traizionale, dall'altra l'idea di produrre comunque un vino moderno e al passo con i tempi.


Devo tornare indietro di almeno un anno per raccontarvi del mio incontro con il Chianti di Renzo Marinai. Allora non conoscevo questo produttore di Panzano, mai sentito nominare e mai assaggiato un suo vino. 

Ma l'anno scorso insieme ad amici scendiamo a Greve in Chianti per festeggiare il capodanno, ospiti di Sara e Paolo (che ringrazio ancora e di cui conservo un bellissimo ricordo...), presso la loro tenuta biologica dove allevano capre e producono ottimi formaggi (Podere le Fornaci). 

Appena arrivati a Greve ci rechiamo in piazza e pranziamo presso la piccola osteria Mangiando Mangiando, che consiglio a tutti i mangioni che amano e ricercano dell'autenticità toscana. Tra una forchettata e una chiaccherata si fa amicizia con il simpatico e ospitale Salvatore, gestore dell'osteria. Dopo averci presentato un po' di amici e produttori della zona che gli forniscono l'ottima e toscanissima materia prima che utilizza per i suoi piatti, ci fa assaggiare un goccio di Chianti a suo dire speciale... ed ecco che le mie papille gustative incontrano per la prima volta il Chianti Classico Riserva di Marinai. Avevamo appena finito di bere due bocce di Classico del Podere Campriano (se non ricordo male), che si é dimostrato un ottimo Chianti nella sua classicità, ma appena assaggiata la versione superiore di Marinai... ne siamo rimasti colpiti, eravamo sicuramente un gradino sopra, non c'era paragone. 

Mi imbatto nuovamente nel Chianti di Renzo presso l'enoteca "Le Cantine", sempre in quel di Greve, la più grande e specializzata enoteca del Chianti. E alla fine proprio prima di partire mi ribecco la bottiglia proprio nel piccolo negozietto di Sara e Paolo, dove oltre ai loro formaggi, vengono venduti alcuni prodotti bio di amici e produttori locali. A quel punto non potevo farmela scappare, troppe volte mi é comparsa davanti agli occhi, é un segno del destino... dovevo comprare quella bottiglia.  Così la compro insieme ad una boccia di Felix della Tenuta Montiani. Dopo circa un anno é giunto il momento di tirargli il collo, degustarla con calma e scriverne in merito. 

Renzo Marinai e la sua tenuta si trovano a Panzano (Greve in Chianti), in una zona assai suggestiva tra vigneti, uliveti e boschi, vicino al Castello di Panzano e alla chiesa di San Martino in Cecione. La tenuta acquistata da Iori Marinai, padre di Renzo, non é conosciuta solo per l'alta qualità dei suoi vini e del suo olio, ma anche per la coltivazione di grano nel segno della tradizione. La raccolta avviene con una macchina a vapore dei primi del 900' e si esegue ancora la battitura manuale del grano. Un rito che si ripete ogni anno, come un passo indietro nel tempo, per riscoprire persone, odori, sapori e racconti antichi. 

A Renzo Marinai dobbiamo quindi assegnare il primo riconoscimento per aver avuto la capacità di mantenere vive le tradizioni e di puntare su una coltivazione biologica nel rispetto di un territorio unico come quello del Chianti Classico. 

Oggi in questa tenuta si punta soprattutto sulla produzione del vino oltre che sull'accoglienza agrituristica. Sono circa 6 gli ettari vitati, con vitigni selezionati a coltivazione biologica e bassa densità d'impianto. Tra le uve rosse é il Sangiovese a farla da padrone (come é giusto che sia) ma anche l'internazionale e immancabile Cabernet Sauvignon, il Canaiolo e una vigna autoctona costituita da Mammolo, Cilegiolo, Prugnolo, Colorino e Sangiovese a foglia tonda. Per la bacca bianca Trebbiano, Malvasia e Chardonnay. Da questi vigneti si ricava oltre al Chianti nella versione Classica e Riserva anche alcuni I.G.T. toscani, tra cui il Guerrante (50 e 50 di Sangiovese e Cabernet), lo Jori (100% Cabernet) e un interessante Kadar prodotto cun un mix di uve autoctone (Sangiovese a foglia tonda, Canaiolo,Ciliegiolo, Colorino, Mammolo, Pugnitello) che spero un giorno di poter assaggiare. A concludere il lotto il Vinsanto e un bianco I.G.T. prodotto con le tre uve a bacca bianca di cui ho scritto sopra. 

Il Chianti Classico che andiamo ad assaggiare fa riferimento all'annata 2008. Come previsto dalla disciplinare per la versione classica almeno l'80% dell'uvaggio deve essere a base Sangiovese. In fase di assemblaggio le scelte in cantina possono essere svariate, personalmente sono per la tradizione e mi piacciono i vignaioli che puntano tutto sul Sangiovese o al limite su un assemblaggio autoctono, il sign. Marinai invece a deciso di giocarsi un 10% di autenticità a discapito del più internazionale e "prezzemolino" Cabernet Sauvignon. Scelta forse non condivisibile, ma non vogliamo fare gli eno-snob, anche perché al di la delle scelte optate in cantina, non dobbiamo mai distogliere lo sguardo da quello che é il risultato finale, che nel caso di questo Chianti é di buon livello. 

Ultimate le fasi di fermentazione in vasche di acciaio, circa un anno di maturazione in botti di rovere e 3 mesi di affinamento in bottiglia. Gradazione alcolica sui 13%vol, prezzo di vendita intorno alle 15euro. Abbinamento gastonomico con i piatti della tradizione toscana (dalle pappardelle di cinghiale alla zuppa toscana, fino alla chianina e ai formaggi), temperatura di servizio sui 18°C e stappare circa un'ora prima della mescita. 

Nel bicchiere basta guardare il rosso rubino brillante e la fluida densità con cui il vino scivola lungo le pareti del calice per capire che abbiamo a che fare con "roba" seria. Al naso te lo aspetti intenso e vinoso, invece il profumo sale lento e delicato, caldo e sussurrato. La vena alcolica non spinge e rimane sotto, quasi a non voler disturbare un lungo e sofficie tappeto di frutta rossa, tra cui spiccano le caratteristiche note floreali del Chianti e i sentori di sottobosco. Al palato da il suo meglio, pieno, asciutto, sapido e di buona acidità. Si dimostra molto elegante e ben equilibrato con tannini soffici che avvolgono bene il palato lasciandoci una buona sensazione di calore, rotondità e armonia complessiva. Corpo, carattere e struttura non mancano, lasciandoci la convinzione di avere a che fare con un vino di una certa importanza. Il finale si dimostra di discreta persistenza, non lunghissimo ma davvero piacevole, con un retrogusto dolciastro che ricorda ancora una volta la frutta rossa. 

Un Chianti ineccepibile, che lascia in disparte il caratterino spigoloso e sprintante del Sangiovese (e per il sottoscritto é un po' una pecca che sia stato così "smussato"), per puntare maggiormente su un vino che é si legato alla tradizione, ma che punta poco sulla rusticità e più sulla finezza e l'eleganza. 

Mi sembra che sia una buona rappresentazione della cantina Marinai. Da una parte un prodotto che ci rimanda e ricollega a sensazioni antiche, legate al terroir e al vino traizionale, dall'altra l'idea di produrre comunque un vino moderno e al passo con i tempi. Da una parte la scelta qualitativa, l'agricoltura biologica, le uve selezionate ecc... dall'altra l'idea di mischiare all'autoctono vitigni internazionali, fino ad arrivare (mi scuso con il signor Renzo ma questa cosa mi ha fatto un po' sorridere...) ad invecchiare le riserve nella barricaia con in sottofondo la musica di Mozart. Forse é per questo che il suo chianti Riserva é così buono?? Ci piace parlare del vino come emozione, sensazione, evocazione... ma forse qui si esagera un po', chissà cosa esclamerebbe il compianto Bartolo Mascarello di fronte ad una barricaia con le note di Mozart in sottofondo!! Va bé ve lo lascio immaginare... 

Comunque senza voler polemizzare, ormai i produttori toscani ci hanno abituati a trovate del genere, forse riescono ad impressionare maggiormente i turisti americani.. é un peccato dirlo, essendo un amante del Chianti e del suo territorio, ma diventa sempre più difficile trovare aziende rustiche, tradizionali e autoctone in tutto e per tutto.. dove si fa il vino punto e basta, senza doverci imbattere in resort con piscina, bottiglie di supertuscan o barricaie che sembrano gioiellerie. 

Divagazioni sul tema a parte, quello che ci rimane é un uomo e una cantina come quella del sign. Marinai, che sa coniugare qualità, tradizione e attenzione al prodotto con piglio moderno e al passo con i tempi, regalandoci un Chianti Classico indubbiamente ben fatto, sia grazie al lavoro dell'enologo in cantina, ma soprattutto grazie al lavoro fatto nei campi tra i filari. 

Ci manca un filo di rusticità per raggiungere l'eccellenza e qualcuno potrà darmi dell' eno-grezzo, ma per il resto qualità, equilibrio, eleganza, finezza e buone sensazioni qui non mancano.

domenica 27 novembre 2011

LA TERRA TREMA 2011

La Terra Trema torna anche quest'anno presso il Leoncavallo spa (so che fa un po' strano come dicitura, ma significa spazio pubblico autogestito) e siamo ormai alla quinta edizione sia per gli organizzatori (Folletto 25603 + Leoncavallo) che per il sottoscritto, pronto come ogni anno a timbrare il cartellino.

Per chi non conosce questa iniziativa mi permetto di scrivere due parole in merito prima di passare a raccontarvi dei banchi d'assaggio. Quando si parla di un'iniziativa come "La Terra Trema" non si può semplicemente parlare di vino come se fosse una degustazione qualsiasi, qui c'è molto di più.. ed é proprio quel "di più" a rendere questo evento unico e ricco di significati. Dall' autogestione a zero sponsor degli organizzatori, passando agli agricoltori e vignaioli resistenti, acquisto dei prodotti a km zero, dibattiti, concerti ecc...

Un mix di "agri-cultura", ovvero partire dalla terra, dalla materia prima e dal suo processo produttivo per creare consapevolezza nel consumatore finale. Partire dalla conquista e valorizzazione del territorio, attraverso produttori i cui prodotti parlano di una piccola rivoluzione, storie di uomini e donne, di sudore e di stagioni, un connubio forte tra agricoltura e popoli resistenti. La terra come forma di sostenibilità, non solo nel rispetto ambientale ma anche sociale, la terra da rivendicare e per cui lottare. Partire dalle radici per dare forma al cambiamento reale, per dare voce a produttori resistenti, dalla Val di Susa ai braccianti immigrati.

Credo sia importante sottolineare questo per far capire che qui, non si parla solo del prodotto fine a se stesso; la tecnica passa in secondo piano, il vino e le degustazioni sono solo un tramite, un mezzo per arrivare ad altri significati. Quindi poco importa se la temperatura del salone e dei vini serviti (parlo dei rossi) non risulta consona ad una degustazione, se i banchi d'assaggio sono un po' tutti mischiati e non suddivisi per regione, se la chiusura alle dieci ci costringe a degustare un po' tutto di corsa.

Resta il bello di una festa ricca di significati, di produttori stupendi nella loro semplicità e nei loro sorrisi, dai più freakettoni a quelli più seriosi e anzianotti, tutti disponibili a scambiare quattro chiacchere, a raccontarti dei loro vini, della loro idea di agricoltura e della loro fatica nel produrre in maniera sostenibile vini che ben rappresentano il terroir di provenienza e il carattere di chi li produce.

Se però cari lettori state pensando ad un raduno di contadini dai vini rustici e qualitativamente mediocri, vinelli da pasto e senza classe, siete assolutamente fuori strada. Qui si incontrano prodotti di livello assai alto, in alcuni casi addirittura altissimo, vini che hanno carattere ma anche eleganza, che sanno essere rustici ma anche originali e ben fatti da vignaioli e cantinieri che sanno il fatto loro, vini che parlano e possono tranquillamente mettere in fila un bel po' di decantate e spesso insignificanti bottiglie proposte dall' AIS o eno-giornalisti da strapazzo.

Questo è il buono che avanza.. vini naturali, agricolture biologiche e biodinamiche, vendita diretta, acquisto consapevole. Di soldi non ne girano un granché, ma quando sei qui non ti dispiace investire 100euro per portarti a casa un po' di buon vino, ma anche un racconto, una stretta di mano, un brindisi e soprattutto la consapevolezza che un'altro modo di vivere e interpretare il vino è possibile.

In ordine sparso parliamo degli assaggi, perché la serata è stata lunga, caotica, molto alcolica e dal risveglio pesante...

Io e il mio compagno di viaggio Stefano abbiamo assaggiato ottimi vini partendo dalla Toscana, la regione più rappresentata insieme al Piemonte. Si inizia con un dignitoso Chianti delle colline senesi proposto dalla Fattoria San Donato di San Giminiano, conferme qualitative dalla riserva di Majnoni Guicciardini  (clicca qui e leggi la recensione) e ottime sensazioni dall'azienda agricola biologica il Cerchio di Capalbio, di cui mi innamoro e acquisto il loro Ansonica, semplice e tradizionale. Ottimi risultano anche il Valmarina Sangiovese e soprattutto il Tinto, prodotto con uve Alicante, carico, profumato e rotondo. Tutto bio e zero barriques.

Due soste veloci senza grandi entusiasmi nell'assaggio del Refosco proposto dalle due cantine friulane Nicolini Giorgio e Foffani, sicuramente meglio il secondo del primo, ma non eravamo in serata per il Refosco, troppo giovane, acidino e dinamico. Ci tengo a precisare che la versione di Foffani che degusto ogni anno, rimane comunque un gran bel bere.

Andando a sud assaggiamo tutta la serie del Podere Veneri Vecchio di Benevento. Buono il Nigrum Aglianico barricato, ma soprattutto mi è piaciuto il Perdersi e Ritrovarsi, dove l'Aglianico viene assemblato con un 30% di Piedirosso, molto intenso e fruttato.

Risalendo in Piemonte tappa obbligata dai Quat Gat, Matteo, Luca e Franco (ma dov'è il quarto??), continuano a sfornare prodotti eccellenti, ruspanti e caratteristici. Il Gattinara non si discute (provata anche l'anteprima 2006 di Calligaris ancora molto "nervosa" ma già dal gran potenziale), più "easy" il Bramaterra di Matteo. Dopo un sorso di Barolo da Clerico Franceso (il Barolo è sempre il Barolo...) eccomi al banco d'assaggio che più mi ha entusiasmato in questa edizione. Trattasi della Tenuta Grillo, Monferrato, dove mi soffermo ad assaggiare e ascoltare le interessanti spiegazioni di quel genio di Guido Zampaglione, vignaiolo indipendente dallo spirito innovativo e al contempo tradizionalista. Assaggio e acquisto un Cortese strepitoso (Baccabianca). Zero lieviti, zero filtraggi, zero controllo della temperatura durante la macerazione che dura quasi 40 giorni, 12 mesi in legno grande, come dire un bianco che sembra un rosso, un Cortese come natura ci consegna. Venduto a 14 euro.. meritate. Acquisto e porto a casa anche una boccia di Pecoranera, un Freisa del 2003 assemblato con Dolcetto, Merlot e Barbera, un rosso di carattere e grande longevità. Per il sottoscritto la top cantina de "La Terra Trema 2011". Vi aspetto l'anno prossimo perché voglio acquistare la vostra ottima Barbera!!

Restando nel campo delle eccellenze, dopo la miglior cantina eccomi al miglior vino di questa quinta edizione, a cui assegno la mia personale Roncola d'Oro 2011. Sono un amante dei rossi ma il premio devo darlo ad un bianco.. siamo nelle Marche e il riconoscimente va al Verdicchio "Il Pigro" della società agricola La Marca di San Michele. 18 euro di Verdicchio non sono poche, ma le ho spese volentieri perché qui siamo una spanna sopra tutti gli altri bianchi degustati. Tutto bene, tutto bello, tutto buono. Una versione Riserva prodotta in sole 2500 bottiglie per questa cantina di Cupramontana specializzata nella produzione di Verdicchio dei Castelli di Jesi, proposto nella versione Superiore e Riserva. Un vino maturato in legno che impressiona per complessità olfattiva e per importanza al palato. Number one.

Per concludere.. anche se sicuramente avrò dimenticato qualcuno... torniamo su alcuni vignaioli classici e imperdibili de La Terra Trema, che dopo 5 edizioni possiamo definire quasi amici. Rimanendo nelle Marche ecco il "Milanese"... così ci piace definire Paolo dell'agricola Fiorano. Assaggiamo tutti i suoi ottimi prodotti da un elegante Pecorino (grazie per averci tenuto da parte l'ultima bottiglia) ai suoi rossi, espressione di un territorio unico, dal classico Piceno Superiore (clicca qui per leggere la recensione) al suo cru Ser Balduzio Riserva, 100% di Montepulciano affinato 36 mesi in botti grandi e 24 in bottiglia. Importante, tannico, ricco, strutturato ma decisamente amabile ed elegante. Un grande vino. Dimenticavo.. giusto per non farci mancare niente assaggiamo anche un goccio di ottima grappa bianca.

Risalendo in Toscana ritroviamo il Podere Prato al Pozzo di Cinigiano. Tappa fissa ormai con il suo Sangiovese di Montecucco, di cui ovviamente acquistiamo la bottiglia migliore, ovvero l'Arpagone riserva. Da buoni toscani affinamento in barriques e di recente la scelta di uscire con una versione di Cabernet Sauvignon in purezza che mi ha lasciato un po' stranito. Il prodotto é ottimo ma perché sto cavolo di Cabernet deve essere come il prezzemolo? Da nord a sud c'è sempre chi punta su questo vitigno internazionale e mi fa strano che un'azienda come questa preferisca investire su un vino del genere, anziché puntare sul più tradizionale e territoriale Montecucco D.O.C. Comunque scelta loro che rispettiamo, non vogliamo fare i criticoni e non apprezzare il lavoro di un'azienda seria solo perché si affida a vigneti non autoctoni o a tecniche di affinamento meno tradizionali.

Per concludere la tappa obbligatoria e imperdibile é dal grande vecchio, mister Aldrighetti, che dalla Valpolicella arriva ogni anno a Milano per "regalarci" a 16 euro un Amarone Classico (clicca qui per leggere la recensione) che sa entusiasmare sia per corpo ed importanza, sia per la capacità di essere armonioso, caldo e avvolgente. Molto bene anche il Ripasso, dolcino e beverino, sicuramente più snello rispetto all'Amarone, ma comunque di buona struttura.

Come sempre felici, contenti e un po' scassati rientriamo a casa con un carico di vino non indifferente, che attualmente riposa in cantina e prossimamente degusteremo (e scriveremo). Qualche euro in meno nel portafoglio ma spesi con gran piacere e con il pensiero che guarda già all'anno prossimo... pronti a scoprire qualche altro produttore ecccellente e resistente.

In alto il rombo dei trattori.. a Milano La Terra Trema.

mercoledì 23 novembre 2011

ROURE 2008 - Vi de la Terra Illa de Menorca - Binitord

...potete comunque provare questo miscuglio di uve, non ne rimarrete delusi, perché il vino è decisamente amabile e ben accompagna una cena senza richiedere troppo impegno.


Mi fa piacere tornare a parlare di vini spagnoli. Ammetto di non essere particolarmente sgamato in materia e di avere una conoscenza abbastanza sommaria del mondo enologico iberico (ma mi sto aggiornando..), anche a causa della non semplice reperibilità in Italia di questi vini (nelle enoteche si trova Italia e Francia… dalla Spagna giusto qualche bottiglia famosa dai prezzi improbabili tipo Pingus ecc..).  

Fortuna vuole che la Spagna sia una meta turistica molto frequentata e ogni tanto capita che qualche amico o parente (ringrazio quindi Gigi, Barbara e Amy) si reca da quelle parti per le vacanze e mi omaggia con una bella bottiglia. Bene, continuate così… quando viaggiate non impazzite a cercare un pensierino per il sottoscritto.. prendetemi una bella boccia… è sempre regalo assai gradito!…    

Mi ritrovo così per la seconda volta a scrivere su questo blog in merito ad un vino spagnolo e per la precisione delle isole Baleari, Minorca... quindi ancora un vino da questo arcipelago dopo il rosso della cantina Terramoll di Formentera.   

La storia vinicola spagnola è di grande importanza e tradizione, un movimento vinicolo in costante crescita e sviluppo, tanto da diventare la nazione con la più ampia superficie dedicata alla coltivazione della vite. L’attenzione internazionale nei confronti dei produttori spagnoli e dei loro vini si è avuta soprattutto negli ultimi due decenni, permettendo alla Spagna di collocarsi nei primi posti per quantità di vino prodotto ed esportato. 

Nel modo vinicolo spagnolo (e non solo ci siamo dentro pure noi..) c’è un forte contrasto tra una cultura del vino antica, autoctona, tradizionalista e il forte sviluppo commerciale degli ultimi 20 anni, che ha portato molti produttori ad installare molti vigneti di taglio bordolese, adatti a creare blend dal gusto più moderno, internazionale e parkerizzato. Un po’ come è successo dalle nostre parti, soprattutto in Toscana, dove in nome del mercato internazionale e delle centesimali valutazioni dei critici americani, si è preferito affossare il concetto di terroir e la personalità del prodotto, stravolgendo il territorio a colpi di Syrah, Cabernet Sauvignon, Merlot ecc… 

Purtroppo per noi, la "bodega" Binitord di Minorca rispecchia a pieno l’idea di produttore moderno e poco autoctono di cui abbiamo scritto sopra.  Questa piccola cantina creata nel 2007 conta solo 3 ettari di vigneti dove vengono coltivate molteplici varietà di uve, Cabernet Sauvignon, Tempranillo, Merlot e Syrah per i rossi, Chardonnay e Macabeo per i bianchi.

Proprio attraverso un mix di uve rosse (55% Tempranillo, 39% Cabernet Sauvignon, 4% Merlot,2% Syrah, ammazza che mischione...) si da origine al Roure 2008, il super-blend della cantina, il pezzo forte se così possiamo dire. Raccolta manuale delle uve tra fine agosto e fine settembre a seconda delle varietà. Fermentazione a temperatura controllata, 20 giorni di macerazione a cui seguono 2 mesi in acciaio inox e 6 di barriques. Gradazione alcolica 13%vol. e prezzo al consumo tra le 10-12 euro (almeno su internet..)

Alla mescita il vino si presenta di color rosso rubino intenso con riflessi violacei, abbastanza brillante, carico e fitto.. Al naso siamo accolti da un bouquet piacevole e rotondo, di media persistenza. La vena alcolica si fa sentire senza essere invasiva, lasciando in primo piano i sentori di frutta matura rossa e nera, mentre secondariamente prendono campo le note aromatiche e balsamiche, tra cui vaniglia, liquirizia, legno e spezie. Un naso che non impressiona, sicuramente non di grande finezza, ma ha il merito di non risultare troppo piatto e di lasciarsi annusare con un certo piacere. Il palato corrisponde al naso e a quello che ti aspetti da un blend costruito per essere il più possibile ruffiano e piacione... attacco morbido, con struttura snella e buona freschezza. Tannini soffici, buona rotondità e calore, acidità quasi nulla ed effetto "marmellata" al palato, con un finale di media persistenza e intensità, dolce e vanigliato.

Un vino facile quindi, dolce, piacione, moderno e... omologato. Basterebbero queste definizioni per stroncarlo... e immagino che un bevitore alla Nossiter svuoterebbe questa bottiglia nel lavandino già dopo il primo bicchiere, ma dobbiamo riconoscere a questo Roure Negre un certo spessore, che ci lascia la sensazione di aver a che fare con un vino di buon livello qualitativo, ben fatto e che si beve con grande piacere fino all'ultimo bicchiere.
Ora cari lettori e consumatori, se vi capita di andare in vacanza a Minorca avete 2 possibilità… Per i difensori del terroir e i paladini dell’autoctono, girate alla larga da questa cantina e da questa bottiglia… se invece siete amanti della marmellata e dei vini alla moda, dolci e piacevoli, investite tranquillamente 11 euro e portatevi a casa questo prodotto, nella sua categoria (blend omologato) non è poi male, anzi, l'ho trovato migliore rispetto ad altri vini simili bevuti dalle nostre. In alternativa, se non appartenete a nessuna di queste 2 categorie, potete comunque provare questo miscuglio di uve, non ne rimarrete delusi, perché il vino è decisamente amabile e ben accompagna una cena senza richiedere troppo impegno.

Personalmente prediligo vini che sanno esprimere più carattere e particolarità, ma se ogni tanto capita a tiro un vino più internazionale e moderno, cerco di berlo e di gustarmelo senza troppi preconcetti, anche se ovviamente non è semplice (e corretto) valutare un vino senza tener conto di chi, come e con che filosofia viene prodotto.

Temperatura di servizio sui 18°C, abbinamento gastronomico con piatti a base di carne non troppo carichi e saporiti (lo vedo bene per una grigliata estiva ad esempio..), consigliato per accontentare gli ospiti o come regalo post-vacanza, soprattutto se non conoscete bene i gusti del destinatario, perché questo é un vino che può piacere un po' a tutti. Rapporto qualità prezzo abbastanza adeguato, anche se con 10-12 euro si possono acquistare vini che hanno molte più cose da dire.

lunedì 21 novembre 2011

I MIEI PRIMI 10.000 > OMAGGIO, TRIBUTO, RICONOSCIMENTO

Un breve post per condividere, i miei primi i 10.000 click. 

Ebbene si, c'è voluto un anno per raggiungere questo piccolo traguardo, probabilmente ridicolo rispetto ai numeri che girano sui siti internet più visitati o i click di un blog professionale, ma per un metalmeccanico del vino come me, é già motivo di soddisfazione. Tra la giornata passata in fabbrica, il tempo da dedicare a casa e famiglia, quello per la Totem E20 (sono socio di una coop. sociale e mi occupo dell'organizzazione di eventi culturali insieme ad altri soci.. diciamo che sono membro di una "banda"..), il tempo da dedicare alle mie altre passioni di vecchia data (musica, cinema ecc..) non é sempre facile aggiornare il blog, stare "sul pezzo", interagire e aggiornarsi... soprattutto nei confronti di altre decine di blogger infoiati che lavoro a stretto contatto con il mondo del vino come eno-giornalisti, sommelier ecc... .. ogni tanto penso a "chi me lo fa fà" e mi vien voglia di godermi una boccia di vino spaparanzato sul divano mentre lecco un cartina e mi guardo un bel film. 

Sapere invece che qualcuno ha piacere a leggermi mi rallegra, conforta e soprattutto stimola nell'andare avanti a scrivere. 

Ragion per cui (sono ancora sotto effetto Frankie Hi-Nrg Mc dopo il suo live di sabato....non siamo più negli anni '90 ma le tue parole bruciano ancora fratello!!) voglio fare un "Omaggio, Tributo, Riconoscimento" a tutti gli internauti che sono venuti a farsi un giro sul mio blog, appassionati, amici, curiosi o vignaioli che siano. 

Ammetto che il Blog é nato per l'esigenza di crearmi un archivio e una memoria storica delle bottiglie bevute; poi però mese dopo mese, post dopo post, mi sono preso bene e devo ammettere che mi piace molto avere uno spazio condivisibile, dove poter scrivere liberamente della mia passione per il vino e discuterne qualche opinione con produttori e appassionati.

Non sono un grande esperto, non sono mai stato uno smanettatore, mi interessa poco "spaccare" su internet, avere un sacco di visite o trasformare il blog in un lavoro... non ho mai avuto aspirazioni da blogger professionista e non ho mai detto "da grande farò il blogger",  però mi piace l'idea che 10.000 persone abbiano cliccato su qualcosa fatto da me e partorito solo dalla parte sana della mia mente. Probabilmente ci sono arrivati per sbaglio, ma chissà, può essere che almeno un migliaio di loro (sarebbe il 10%...mmm...forse sto esagerando..), va bé... diciamo almeno un centinaio di loro, si sono soffermati a leggere qualcosa e a sviluppare un pensiero critico in merito a quello che ho scritto. 

Ringrazio quei pochi che mi hanno fatto i complimenti tanto quelli che mi hanno fatto delle critiche, soprattutto chi mi ha detto di scrivere troppo e non avere un format adatto per internet. Mi piace scrivere, mi piace esprimere un pensiero su quello che bevo e su come viene prodotto... per gl amanti dei trafiletti e le tabelline riassuntive esistono le librerie... sono piene di guide sul vino scritte da persone più esperte di me... 

Per concludere un abbraccio a tutti gli amici che conoscendo questa mia passione mi regalano vino (continuate così..) ma soprattutto sommelier ed eno-esperti che leggendo qualche mio post hanno pensato che il sottoscritto di vino non ci capisce un cazzo... perché hanno incredibilmente ragione... Stay Tuned.. al prossimo post..

venerdì 18 novembre 2011

NON STRESSATECI IN ENOTECA !!

...Anche se sono un po’ più giovane e indosso il parka con le pins non significa che entro per mettermi sotto il giubbotto le bottiglie di Petrus fiore all’occhiello della vostra enoteca, quindi evitate di allungare il collo o sguinzagliarmi alle spalle un commesso ogni volta che giro dietro allo scaffale. 


Non so che rapporto avete cari internauti con gli acquisti, io personalmente (a parte la spesa per casa) pessimo. Devo ammetterlo, acquistare direttamente su internet, senza dover sgomitare con decine di persone che nello shopping hanno  il loro hobby preferito, è molto più rilassante, a volte anche conveniente, ma spesso ci rimane il dubbio di una potenziale fregatura  e purtroppo questo vale anche per l’acquisto di  vino. Gli eno-shop on-line sono ben riforniti e con prezzi interessanti, ma sappiamo come sono conservate le bottiglie? Arriveranno integre?? E se c’è qualcosa che non va o il corriere non mi trova a casa?? 

Prezzo a parte meglio andare direttamente in enoteca… ad appassionati e fanatici del vino, piace passare parecchio tempo al loro interno…perdersi tra migliaia di bottiglie e decine di annate differenti… e magari ci scappa pure un assaggio gratuito.. 

Ad esempio… il sottoscritto oltre che amante del buon bere è da sempre appassionato di musica, quindi… come oggi mi piace districarmi con passione nel mondo del vino, dai 15 ai 30 anni (e un po’ ancora adesso come organizzatore di eventi) mi è sempre piaciuto essere parte attiva della scena musicale locale. Prima si macinavano chilometri per andare a concerti e festival, oggi per degustazioni e week-end da  eno-turisti, su e giù per le cantine. Prima si accantonavano le lire nel salvadanaio per comprare i dischi, oggi si cerca di risparmiare qualche euro per impreziosire la cantina con qualche buona boccia.  Si leggevano le riviste musicali ed eravamo “fanzinari”, oggi navighiamo in internet e facciamo i blogger…  una sola cosa è rimasta invariata nel tempo... la passione e il negozio.

Anzi più che il negozio lui… il venditore, il primo punto di contatto tra l’appassionato e l’oggetto del desiderio. Il sabato pomeriggio era un rito il giro in centro e il tour dei negozi di dischi, stesso discorso quando si marinava la scuola, ore passate a guardare copertine di cd e 33 giri, alla scoperta di un nuovo gruppo o alla ricerca del disco introvabile. Oggi con meno tempo a disposizione e qualche capello bianco in più è la stessa identica cosa, il rituale non cambia. 

Per chi come il sottoscritto (sono di Varese) non abita in area vitivinicole (quindi a contatto diretto con i produttori) o per chi abita in grandi città, l’enoteca rappresenta un luogo di culto. Ci piace andarci, guardare le bottiglie allineate sullo scaffale, toccarle con mano, leggerne le etichetta, consultare il prezzo, cercare la bottiglia di cui hai letto un gran bene su un blog , vedere se è arrivato qualcosa di nuovo o un’annata particolare. Noi in enoteca ci dobbiamo restare delle ore prima di decidere se e cosa comprare, perché ci piace stare li, circondati dalle bottiglie e non possiamo rischiare di arrivare a casa con il vino sbagliato.

Quindi lancio un appello a tutti i gestori e commessi di enoteche… signori quando entriamo nel vostro esercizio “NON CI STRESSATE”. Lasciateci liberi di perderci tra gli scaffali, di guardare, leggere e capire, tanto lo sapete che un appassionato di vino non può entrare in enoteca ed uscire a mani vuote. Evitate appena apro la porta di chiedermi cosa sto cercando perché non lo so, evitate di starmi attaccati al sedere mentre spulcio gli scaffali perché  non voglio avere fretta e soprattutto non chiedetemi quanto voglio spendere perché non lo so, sto cercando la bottiglia giusta al miglior prezzo,  magari spero di trovare l’offerta del secolo, o come a volte accade sto investendo i risparmi di un mese di lavoro e ho il diritto di essere lasciato in pace a scegliere la bottiglia che fa per me o no?? 

Tanto cari i miei enotecari incravattati che mi guardate dall’alto verso il basso, se ho bisogno di un consiglio o voglio chiedere qualche delucidazione vengo io da voi… e soprattutto non pensate sempre che chi entra in enoteca deve fare un regalo o andare ad una cena e non sa che pesce prendere. 

Non è un attacco alla categoria il mio, durante i miei eno-tour lungo le strade del vino ho spesso incontrato interessantissime enoteche con gestori in gamba e alla mano, persone che puntano sui prodotti autoctoni,  che lavorano con passione e sanno ben consigliarti delle chicche interessanti senza spennarti troppo… 

Qui in città invece, molti gestori pensano soprattutto a vendere e se solo ti dimostri un po’ titubante partono subito all’attacco, prima ti propongono le bollicine, poi quando fai capire che vuoi un bel rosso allora partono con i supertuscan o con qualche blend improbabile che devono cercare di sbolognare… Cari enotecari di città… sbloccatevi un attimino, uscite dal personaggio e abbiate più rispetto e meno pregiudizi nei confronti dei vostri clienti. 

Ma davvero pensate che il vostro negozio sia talmente esclusivo da  doverci accogliere in giacca e cravatta convinti che in enoteca ci va solo la borghesia cittadina, mentre noi proletari ci beviamo San Crispino?? Pensate davvero di essere così esclusivi quando allestite le vetrine con bottiglie di Crystal, Sassicaia, Tignanello, Banfi, Frescobaldi, Ca del Bosco ecc… ?? Sappiate che risultate  fuori moda., scontati e banali. E smettetela di guardarmi male solo perché non ho il cappotto blu, la sciarpa bianca e 50 anni. Anche se sono un po’ più giovane e indosso il parka con le pins non significa che entro per mettermi sotto il giubbotto le bottiglie di Petrus fiore all’occhiello della vostra enoteca, quindi evitate di allungare il collo o sguinzagliarmi alle spalle un commesso ogni volta che giro dietro allo scaffale. 

Lasciateci il tempo che meritiamo e non insospettitevi se dopo 15 minuti non abbiamo ancora trovato la boccia giusta. Abbiate più rispetto per i vostri clienti o almeno abbiatene per noi che le bottiglie da recensire nel blog ce le compriamo tutte e che alle degustazioni andiamo pagando. Noi che di giorno facciamo i metalmeccanici ma che amiamo dedicare il nostro tempo libero al mondo del vino, con cuore, passione e anche sacrifici… che per bere una bottiglia di Barolo con la B maiuscola, dobbiamo farcela regalare da nostra moglie a Natale. Noi che pensiamo al vino come ad una nobile forma d’arte e non ad un prodotto per nobili.

Quindi.. lasciateci tranquilli quando siamo in enoteca, siamo come dei bambini in un negozio di giocatolli, ma siamo adulti e vogliamo poter scegliere…

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ACQUISTI IN CANTINA... A VOLTE I CONTI NON TORNANO !!

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da "Le vie del vino" di Jonathan Nossiter... < - In cantina questo Volnay, che qui é a 68 euro, ne costa più o meno 25. Quindi non sono i De Montille ad arricchirsi. Ma quando arriva a Parigi o a New York, il vino costa almeno il doppio che dal produttore. - Quindi per noi che abitiamo in Francia val la pena di andare a comprare direttamente da lui. - Si in un certo senso, il ruolo dell'enoteca in città è quello di aprirti le porte per farti scoprire il tuo gusto personale, e di esserti utile quando hai bisogno di qualcosa rapidamente. Poi spetta a te stabilire una relazione diretta con il produttore >

NON STRESSATECI IN ENOTECA !!

NON STRESSATECI IN ENOTECA !!
...Anche se sono un po’ più giovane e indosso il parka con le pins non significa che entro per mettermi sotto il giubbotto le bottiglie di Petrus fiore all’occhiello della vostra enoteca, quindi evitate di allungare il collo o sguinzagliarmi alle spalle un commesso ogni volta che giro dietro allo scaffale.