mercoledì 23 gennaio 2013

TERRE BRUNE 2008 - Carignano del Sulcis Superiore D.O.C. - Santadi

...che sia un gran vino, non si discute... eppure non mi ha preso il cuore, é una gran bella donna, come quelle che vediamo sulle riviste patinate, ma non scatta la scintilla, quell'imperfezione, o fascinoso mistero che ti fa innamorare e perdere la testa.


Primo stappato per il trittico di vini del nostro "FocuSardegna" e partiamo subito con un pezzo forte, un vino importante e prestigioso, apprezzato da molti, decantato dalle guide specializzate... ovvero il Terre Brune di Santadi, simbolo del nuovo corso dell'enologia sarda. Questo é il vino che ha rivalutato e portato all'attenzione degli appassionati il potenziale qualitativo dell' autoctono vitigno Carignano.

Siamo nella Sardegna sud-occidentale (Sulcis), area vitivinicola di grande suggestione, con vigne antichissime ad alberello che sembrano baciare il mare. In passato pochi si sono curati di questo vitigno, le cui uve erano spesso vendute come "uve da taglio" o trasformate in vino per uso personale. Negli anni 60, grazie all'unione di molti produttori locali, che si sono associati per trasformare l'uva in vino, nasce la Cantina di Santadi. Si inizia così a valorizzare le uve del territorio, inizialmente come vino sfuso e rosso da tavola, successivamente a partire dalla metà degli anni 70, con l'elezione di Antonello Pilloni alla presidenza di Santadi e l'arrivo di Giacomo Tachis come enologo (sua la firma di alcuni dei più prestigiosi vini sardi) inizia una marcata inversione di rotta, che porterà importanti risultati qualitativi e commerciali. Le esperienze passate di Tachis in terra di Toscana (Sassicaia, Tignarello e Solaia i suoi vini più conosciuti), vengono trasferite in Sardegna, ed é subito un successo, dato che in questi anni le guide e i "listini prezzi" sembrano impazzire per i vini barricati, polposi e zuccherosi. Inizia così sulla scia dei Supertuscan, quelli che amo definire i Supersardus....

Così alla "quantitativa" produzione di vini da tavola a basso costo, tipica delle cantine sociali sarde, si investe e si punta su una linea di vini di "eccellenza", che porteranno Santadi tra le più importanti cantine italiane. Oggi la cooperativa può vantare la bellezza di 200 soci, 600 ettari vitati e quasi 2 milioni di bottiglie commercializzate. Vino simbolo per questa cantina e per la rinascita enologica del Sulcis é il Carignano riserva "Terre Brune", prodotto con uve Carignano più un 5% di uve Bovaleddu.Vendemmiato manualmente tra fine settembre ed inizio ottobre, con 15 giorni di macerazione in tini di acciaio a temperatura controllata, viene affinato per 16-18 mesi in barriques nuove di rovere francese, più un anno di bottiglia senza nessuna filtrazione.

Riassumendo.. una cantina sociale, un terroir unico costellato da vigneti ad alberello centenari, una ricca biodiversità come quella sarda, una cultura e una tradizione vinicola contadina e popolare... e poi tac... arriva Tachis l'enologo simbolo degli anni '80 e si svolta verso i "Supersardus"...verso la consacrazione delle guide, il successo internazionale. Dove mette lo zampino Tachis é un successo... Insomma se siete appassionati intelligenti e avete l'occhio lungo (e conoscete come la pensa chi sta scrivendo), sapete già come andrà a finire... ma gustiamoci prima questo superpremiato Terre Brune, che non capita tutti i giorni di stappare vini da 40 euro... e se tanti esperti lo lodano... mi aspetto grandi cose.

Nel bicchiere sfoggia un rosso rubino piuttosto scuro e profondo, carico, concentrato e caldo. Al naso da il suo meglio, con un ventaglio olfattivo articolato, ricco di sfumature e assai coinvolgente. Inizialmente pungente con vena alcolica pronunciata (14.5%vol), intenso e persistente, esplode letteralmente dopo un paio di rotazioni, con un bouquet aperto e ricco che regala avvolgenti sensazioni di calore. Ne esce la dolcezza della confettura rossa e nera, ma anche spezie dolci, vaniglia, liquirizia, suggestioni di macchia mediterranea e una lieve tostatura di fondo. E' un barricato e si sente, l'uso sapiente dei legni lavora sui fianchi e ci regala un bouquet sferico e tridimensionale, sempre in perfetto equilibrio. Da manuale. Alla beva prosegue su questa falsa riga, pieno, caldo e avvolgente, di importante struttura, con trama tannica fitta ma molto fine e vellutata. L'equilibrio delle componenti é perfetto, il palato é inebriato da "polpose" sensazioni di frutta matura, soprattutto prugne e marasche. Non finissimo, ma di bella eleganza, sa essere "carnoso", ma sfilare come la seta, lasciando al palato un'ottima sensazione di pulizia. Il finale manca un po' di profondità, ma ha buona persistenza, con richiamo di sensazioni dolciastre e leggera speziatura. Il vino é ineccepibile, tecnicamente perfetto, gustoso e piacevole, molto amabile e assai piacione con la bocca che ti rimane dolce per i minuti successivi.

Adesso rileggete il riassunto scritto sopra e facciamo un'analisi critica (personale e soggettiva sia chiaro, ma credo condivisibile da chi ama il vino)... che sia un gran vino, non si discute... eppure non mi ha preso il cuore, é una gran bella donna, come quelle che vediamo sulle riviste patinate, ma non scatta la scintilla, quell'imperfezione, o fascinoso mistero che ti fa innamorare e perdere la testa. Preferisco vini forse meno perfetti e un po' più terrosi, più spigolosi, magari difficili, che richiedono più tempo per essere capiti, ma che riescono maggiormente ad incuriosirmi, che riescono a creare una forma di sinergia e una complicità tra il bevitore e il vignaiolo, la storia della sua terra, il carattere della sua gente.

Qui ad uscire, pur considerando le caratteristiche del Carignano, da cui si ricavano vini concentrati, ricchi di polpa e componente zuccherina, l'impronta Tachis style, si fa sentire, vino dal respiro "internazionale", che lascia la sensazione di "già bevuto", che può far gioire i seguaci del Gambero Rosso, AIS e Luca Maroni... un po' meno chi preferisce il vino del vignaiolo a quello dell'enologo. Il Terre Brune ha riscritto la storia del vino sardo, portandolo dalla tavola a quadrettoni delle osterie ai più prestigiosi ristoranti di mezzo mondo, ridando slancio all'imprenditoria vitivinicola di questa regione. Ma con scelte stilistiche di questo tipo, come purtroppo abbiamo già visto in Toscana, non si rischia di arrivare al successo e ai premi, a discapito dell'identità territoriale? Passato il boom dei Supertuscan (che a parte qualche grande nome, oggi sono svalutati o cercano mercato nei nuovi "bevitori" russi e orientali), non sono forse i classici e tradizionali sangiovesi di Biondi Santi, Baricci, Poggio di Sotto, Monteraponi, Isole e Olena, Montevertine ecc... la bandiera dell'enologia Toscana?

La sensazione é che il Tachis style, abbia fatto scuola anche in terra sarda e gli investimenti (con successo in breve tempo) di cantine come Agri Punica (sempre sotto l'ala di Santadi) e Mesa sembrano dimostrarlo.

6 commenti:

  1. anche se un pò fuori moda continuo ad adorare questi vini.
    Che poi ti fanno fare un figurone quando inviti amici a cena che difficilmente apprezzerebbero Montevertine e Biondi Santi.
    Se poi devo scegliere un Carignano del cuore non posso che premiare il Barrua Agripunica sempre di Tachis a mio parere uno dei migliori vini d'Italia.
    Saluti Benux

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  2. i vini sardi mi attirano parecchio
    pero' ho sempre poco l' occasione di provarne
    vivendo in piemonte i vini indigeni occupano
    buona parte degli scaffali di enoteche e gdo

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  3. concordo sul figurone alle cene con questi vini... ma dipende anche con chi stai cenando...

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  4. Forse non sarà un SUPERSARDUS, ma è un vino che mi ha fatto perdere la testa: Perda Rubia.
    Concordo sul Barrua, ma a cena con amici cintinuo a stappare i miei pugliesi, da buon pugliese........

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    Risposte
    1. Mai provato purtroppo... ma ne ho sempre letto un gran bene, spero di provarlo a breve... vedrò di farmene portare una bottiglia... intanto l'etichetta é molto bella...

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  5. Barrua vino incredibile! Ancora devo riuscire a portare sulla mia tavola un terre brune. Non vedo l'ora. Altro sardo fantastico e buio buio di mesa. 20€ spesi benissimo, credetemi.

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