lunedì 29 dicembre 2014

MONTHELIE 1er CRU SUR LA VELLE 2008 - Appellation Monthelie 1er Cru Contrôlée - Eric de Suremain-Château de Monthelie

Borgogna biodinamica... scavare tra le appellations minori, alla ricerca di eccellenze territoriali, senza svuotare il portafoglio.



Archiviato il trittico di banchetti natalizi tra il 24 e il 26 dicembre, il post di chiusura per questo 2014, non poteva che essere dedicato a quanto bevuto durante le feste. Eviterò di tediarvi con il solito resoconto per ostentare i cimeli calati sulla tavola imbandita, ma mi soffermerò su un unico vino, che più degli altri ha destato il mio interesse e che finalmente porta un neofito, come il sottoscritto, ad approcciare a quel complesso quanto affascinante luogo del vino che porta il nome di Borgogna. 

Andare a raccontare la mia eno-esperienza con uno stappato di questa regione, mi impone sempre mani (e piedi) di piombo, conscio delle mie scarse conoscenze in materia, quanto della scrupolosa e accurata cognizione dei fanatici della Côte d'Or, disinvolti nel destreggiarsi tra una moltitudine di etichette, parcelle, village ecc... Quindi prendete questo mio post, come semplice resoconto di quanto ritrovato nel bicchiere.

Da qualche parte bisogna pur cominciare e nel mio piccolo il consiglio che posso darvi, in puro stile "Borgogna for dummies" é di impegnarvi a scovare bottiglie provenienti dalle appellations meno celebri, così da potervi permettere anche dei 1er Cru a prezzi più abbordabili. Questo é un po' il caso di questa bottiglia, perché ci troviamo a Monthelie, piccolo e poco conosciuto paese, offuscato dal blasone dei confinanti comuni di Meursault e Volnay. Se é pur vero che queste appellations minori, non possono sfoderare Grand Cru, é altrettanto vero, che qui con un po' di ricerca si possono comunque trovare interessanti ed economiche espressioni di questo territorio. Un esempio lo sono i 1er Cru, situati proprio sul confine con il comune di Volnay, una prosecuzione di quelle parcelle, il cui carattere delicato e aperto é  in parte riscontrabile anche nei migliori Pinot Noir di Monthelie.

Entrando nel merito dello stappato, la prima singolarità sta già nel nome, ovvero quello Château in etichetta che rimanda più al blasone delle cantine di Bordeaux che a quelle delle terre di Borgogna, che vede poche cantine ubicate in castelli, tra le quali va assolutamente segnalata quella di Eric de Suremain, diventato un punto di riferimento di questa piccola appellation. Come spesso capita da queste parti, le cantine hanno alle spalle storie centenarie e sono state tramandate di generazione in generazione. Eric inizia a lavorare in vigna nel 1978, ed insieme alla moglie Dominique, nel 1983  prende in gestione il castello e le relative vigne, con il loro animo e stile rurale, che li porterà ad abbracciare l'agricoltura biodinamica in tempi non sospetti (metà anni '90). Sono circa 11 gli ettari vitati e 40.000 le bottiglie prodotte, dislocati nel territorio di Monthelie (6 ettari) e di Rully (5 ettari), da cui si ricavano cinque 1er Cru.

Uno di questi, di cui é figlia questa bottiglia annata 2008, é una parcella di 2.5ha situata nel vigneto "Sur la Velle", posto proprio al confine con Volnay, e costituita da filare impiantati in quattro annate diverse, tra il 1960 e 1997. Come ho scritto sopra, la propensione "contadina" di questo produttore, marca il tratto dei suoi vini e danno un'idea precisa del lavoro svolto in vigna e in cantina. Cura "naturale" dei vigneti, utilizzo di vecchi tini di legno, lieviti indigeni, limitati quantitativi di solforosa e nessuna forzatura. Le rese sono sui 15hl/ha e per i rossi l'affinamento in botti di quercia varia dai 18 ai 20 mesi.

Visivamente fa molto Borgogna, nel suo rubino scarico tendente al granato, esile, snello, trasparente ... naso tenue nell'impatto olfattivo ma complesso e ricco di profumi sussurrati, con un bouquet ricco di fiori e agrumi. Difetta un po' in "solarità", il frutto rosso non risulta mai esplosivo e dolce, rimanendo sottotraccia, lasciando spazio a note più autunnali che richiamano la terra bagnata, il tartufo, le foglie secche, il legno. Il meglio sicuramente al palato, con una beva snella ed esile, di piacevole eleganza e finezza. Non brilla per estrazione e polpa, ma per freschezza e slancio, per una beva pulita e sgrassante, dal tannino perfettamente integrato e da un'acidità leggera e mai sopra le righe, per chiudere lungo e minerale. 

Un grande vino per eleganza e freschezza, per sapidità... manca a mio modesto parere un po' di succosità nel frutto, che lo avrebbe reso ancor più tridimensionale e "ruffiano" alla beva. Ma mi piace anche per questa "mancanza" che ci concede un vino espressione diretta dell'annata e della naturalità del processo produttivo, come se la propensione rurale di Eric, andasse a marcare il carattere dei suoi vini. Non é quindi da escludere che possiate ritrovare altre sfumature e altre sensazioni in annate differenti. 

Ad aggiungere centesimi a questa bottiglia (per gli amanti dei numeri..) rimane l'invitante rapporto qualità/prezzo, ideale per chi come il sottoscritto sta cercando di conoscere i vini di questa straordinaria regione. Dalle nostre parti é reperibile su Borgogna Mon Amour, per 33euro, cifra non proprio bassa per una bottiglia di vino, ma decisamente interessante per qualità, ma anche perché siamo pur sempre in Francia e soprattutto in Borgogna, dove é davvero difficile trovare 1er Cru a prezzi abbordabili per chi non ha le tasche troppo gonfie. Ci aggiungo anche, molto bella l'etichetta, nel suo stile classico.

Se é pur vero che tutti sognano di bere i grandi classici che hanno scritto la storia del vino di Borgogna e del mondo intero, visto che questo é un indie wine blogger, é d'obbligo mantenere uno stile "alternativo" e proseguire in quella che é un po' una sfida, ovvero scavare tra i produttori meno blasonati, ma che riescono ad esprimere il territorio in bottiglie dal rapporto qualità/prezzo sostenibile.

martedì 23 dicembre 2014

PRINTI 2007 - Roero Riserva D.O.C.G. - Monchiero Carbone

...pieno e ricco, tannico ma vellutato, di grande estrazione e concentrazione, maturo e polposo, con lunghezza e profondità invidiabile, per un sorso appagante e di grande pulizia, con una vena acida che snellisce ed equilibra un vino, a cui di certo non manca eleganza. 

Un grande vino quindi?


Aspettavo l'arrivo delle ferie natalizie per aver qualche oretta in più da dedicare al blog, prima di mollare tutto per i tre canonici giorni di grandi abbuffate (e bevute..). Invece come spesso accade, aspettative tradite, risucchiato in questi giorni da vorticosi avvenimenti natalizi, tra regali, impacchettamenti, feste all'asilo, aperitivi e cene di auguri ecc.... Volevo raccontarvi questo "pezzo da novanta" da cui mi apettavo molto, ma come purtroppo spesso capita quando vado ad affrontare vini importanti, blasonati e tri-bicchierati, le aspettative (anche se solo parzialmente) rimangono tradite..

Ovviamente prendete questa mia definizione con le pinze, perché sia chiaro, non sono rimasto deluso dal vino in questione, però spesso con i vini "riserva", che si contraddistinguono per lunghi affinamenti, vigne più vecchie e dalle rese più basse, e quindi vini più complessi con costi più elevati, che spesso doppiano la versione "base". Mi capita però che bevuti a tavola per accompagnare una cena, nella loro grandezza soddisfino meno dei loro fratelli minori, sicuramente meno nobili, ma dal rapporto qualità/prezzo più onesto, tanto che alla fine ti chiedi se ne sia valsa la pena spendere il doppio per la "riserva", che colpisce più "organoletticamente" che "emotivamente". Magari un giorno ne scriverò più approfonditamente... ho poco tempo e passo quindi a raccontarvi questo Roero, il vino di punta della cantina Monchiero Carbone

Non nego un certo interesse per i nebbioli prodotti alla sinistra del Tanaro, il che mi ha spinto all'acquisto di alcune riserve decantate come il Ròche d'Ampsèj di Correggia, e questo Printi del 2007, tribicchierato dal Gambero nel 2011. La cantina di Canale (circa 17ha e 150.000 bottiglie l'anno), prende il nome da Marco Monchiero e la moglie Lucetta Carbone, fondatori negli anni '90 di questa importante realtà vitivinicola, oggi diretta con scrupolo dal figlio Francesco, che negli ultimi anni ha elevato l'azienda tra le più importanti realtà del roerino. Traguardo raggiunto soprattutto grazie all'alto livello qualitativo dei suoi vini, così come i prestigiosi vigneti di uve barbera e nebbiolo, accudite naturalmente; come quelle provenienti dalla collina calcarea "Frailin", 2.5 ettari da cui in purezza si ricava la riserva Printi, prima annata targata 1997. 

Le uve vengono raccolte nella metà di ottobre, cui segue una lunga e lenta fermentazione per dar modo al vino di arricchirsi di tutte le componenti naturali racchiuse nell’acino. Alla svinatura il vino viene messo in barriques di diversi passaggi dove conclude la fermentazione malolattica e dove rimane per almeno 24 mesi. Due ulteriori anni di maturazione in bottiglia. Gradazione alcolica del 14.8%vol. e acquistato in enoteca per 22euro. 

Ad accompagnare un piattone di spezzatino in umido, trovo un bicchiere vestito di un rosso rubino intenso, vivo, impenetrabile, ma anche brillante ed elegante. Olfatto sferico e al contempo molto territoriale, inizialmente fortemente vinoso, si apre ad un frutto maturo e concentrato, coadiuvato da spezie dolci e un gradevole impatto balsamico, che conferisce complessità ed eleganza, sorretto da una spinta alcolica su sottofondo tostato che conferisce calore ed intensità. Davvero piacevole perdersi con il naso nel bicchiere. Il palato é pieno e ricco, tannico ma vellutato, di grande estrazione e concentazione, maturo e polposo, con lunghezza e profondità invidiabile, per un sorso appagante e di grande pulizia, con una vena acida che snellisce ed equilibra un vino, a cui di certo non manca eleganza e precisione stilistica.

Un grande vino quindi? Organoletticamente si, é un vino completo e di alto livello, un vino che riesce a nebbioleggiare, pur consegnandoci un'impronta meno serrata e più aperta al gusto internazionale. Personalmente, non mi ha però colpito al cuore, preferisco i nebbioli dalla textur più sgranata, più sottili e verticali, meno avvolgenti e più spigolosi, dove é meno avvertibile il lavoro di lima delle barriques. Questione di preferenze, certo, per questo spesso mi chiedo, se valga la pena investire sulle prestigiose "riserve", quando forse a metà prezzo puoi berti un vino meno complesso ma forse più coinvolgente e territorialmente identificabile. 

Detto questo, posso rassicurarvi sulla grandezza del vino, che può impreziosire tavole importanti. Se siete in cerca di un vino da regalare a Natale può fare il caso vostro... importante, elegante, di sicura presa e non troppo scontato per chi non é avvezzo ai vini di questo territorio, ed é abituato ai soliti nomi. 

Posso solo aggiungere... i miei più sentiti auguri di felice Natale a tutti i lettori di Simo diVino... pochi ma buoni...

martedì 16 dicembre 2014

CHIANTI CLASSICO 2010 - D.O.C.G. - Monteraponi

...contemporaneamente così estivo e così autunnale, sorridente e malinconico, una sgargiante t-shirt dai colori vivi e un pantalone di velluto, una passeggiata tra i ciliegi in fiore e nel sottobosco a raccogliere funghi e castagne. 


Non sono mai stato troppo afferrato sugli abbinamenti cibo-vino e viceversa... l'importante é che siano entrambi di qualità... ma almeno quelli più classici e se vogliamo scontati riesco ad azzeccarli, così l'altra sera con due fiorentine da addentare (o presunte tali, perché dopo averle acquistate qualche anno fa all' Antica Macelleria Falorni di Greve in Chinati, ho sempre la sensazione che qui a Varese le fiorentine non esistano... ), non ho potuto fare a meno di berci sopra un Chianti Classico. Se l'abbinamento é scontato, meno lo é trovare il Chianti giusto, in una denominazione sfaccettata e ricca di sottozone, milioni di bottiglie e diverse interpretazioni, tra le quali non é sempre facile destreggiarsi e che spesso assecondano i palati dei numerosi acquirenti d'oltreoceano.  Scavare alla ricerca di quella bottiglia che riesce in qualche modo ad entusiasmarmi attraverso un approccio artigianale e tradizionale non é sempre facile e a volte bisogna andare per tentativi. 

Per questo non sono qui a raccontarvi da esperto in materia, la validità dei vini di Monteraponi, bensì la mia eno-esperienza con questo Chianti Classico acquistato grazie a qualche buon consiglio, di bevitori culturalmente in linea con i miei gusti, e soprattutto grazie ad una sorta di attrazione "fuori controllo" che mi attira verso le bottiglie con le etichette "old style". 

Monteraponi è un antico borgo medievale, risalente al X° sec. sito sul poggio omonimo ad un’altezza di 500 metri, da cui domina la boschiva valle sottostante che degrada verso il fiume Arbia. Una cartolina nel cuore del Chianto Classico, tra i comuni di Radda e Castellina.  Proprietario di questa bellezza é Michele Braganti, che si prende cura dell' azienda agricola, e che dal 2003, con le prime bottiglie prodotte, si getta nell'avventura del vino entrando dal portone principale, fieramente toscano e chiantigiano, segno distintivo che marca anche le sue bottiglie, che da subito hanno attratto gli appassionati di vini territoriali e autentici. 

Circondati dai boschi, i vigneti sono costituiti da 5 ettari storici con oltre 40 anni di età, più altri 5 di recente impianto, per lo più Sangiovese e piccole quantità di Canaiolo, Ciliegiolo e Colorino, Trebbiano. Terreni con pendenze che arrivano al 25%, sono composti in prevalenza da alberese e  galestro. Grande rigore in vigna (l'azienda é certificata bio) e accurata selezione delle uve, sia in in fase di vendemmia che in cantina. Una produzione che si attesta sulle 30.000 bottiglie annue, con prevalenza di base Sangiovese. Su tutti svettano le due riserve di Chianti Classico, il Baron Ugo, 2500 bottiglie ricavate solo nelle annate che lo consentono, da un vecchio e piccolo vigneto posto a quasi 600m di altitudine e il Campitello, 4000 bottiglie ricavate dalla vecchia vigna posta sotto l'azienda. A farla da padrone (almeno nei numeri) é ovviamente il Chianti Classico, 20.000 bottiglie, da vigne di età variabile e poi in quantità minori, un rosso, un rosato, un trebbiano, il vin santo e merlot. 

Il Chianti Classico che vado a stappare é un 2010, composto in prevalenza da uva Sangiovese con una piccola percentuale, a completamento, di Canaiolo. Gradazione alcolica del 14%vol, fermentazione spontanea senza controllo delle temperature e aggiunta di lieviti in vasche di cemento, così come la macerazione sulle bucce (circa 25 giorni). La fase di affinamento avviene invece all'interno di grandi botti ovali di rovere, per una durata di circa 16 mesi. A concludere l'invecchiamento un ulteriore mese di cemento, dove il vino decanta naturalmente prima di essere imbottigliato per caduta. Zero filtrazioni e chiarifiche. Elegante, rigoroso, quasi nobile nella sua etichetta dalle suggestioni vintage, bella bottiglia insomma, che potete accapparrarvi per una cifra tra le 15-18 euro in enoteca.

Non voglio girarci troppo intorno e vi dico subito che questo é un vino buonissimo... che vorrei avere gli scaffali pieni di bottiglie come questa. Rosso rubino scarico tendente al granato, pulito e di buona trasparenza, leggermente cupo. Stilisticamente é un vino che rientra proprio nelle mie corde gustative, per la sua ambivalenza, per la sua capacità di essere contemporaneamente, così estivo e così autunnale, sorridente e malinconico, una sgargiante t-shirt dai colori vivi e un pantalone di velluto, una passeggiata tra i ciliegi in fiore e nel bosco a raccogliere funghi e castagne. 

Non é un vino tirato, ma una semplice quanto ricca rappresentazione di un territorio, di un luogo, dove le viti sono abbracciate dagli ulivi e dal bosco. Così solare nel suo frutto succoso e dolce, nei profumi estivi di macchia mediterranea e prati in fiori; così intrigante nella sua texture piacevole e pulita al palato, quasi snella, ma dalla suggestioni polverose e terrose, una grana fatta di elegante rusticità. La beva di incantevole piacevolezza, senza alcuna grassezze e forzature, nessuna pesantezza... ha un tiro verticale e minerale, un allungo teso e vibrante, una ventata di fresca acidità sostenuta da un tenore alcolico che scalda, su una trama tannica smussata e perfettamente integrata.

Questi sono i vini che mi piacciono, vini che sanno parlarti di un luogo, che hanno carattere, che vibrano, che sanno dimostrarsi rustici ed artigianali con l'eleganza e l'equilibrio di chi sa fare il proprio mestiere molto bene. Ora non mi rimane che provare le riserve, ma già questo Chianti Classico mi ha convinto e coinvolto, a tratti in maniera quasi irresistibile, per la sua capacità di essere così diretto e così fottutamente Chianti, in un doveroso omaggio alla fiorentina che avevo nel piatto. Mi mancava solo la tovaglia a quadretti bianchi e rossi per immaginarmi in una trattoria toscana... Bravo davvero Michele Braganti... altro che vendere le uve... 
piccole quote di Canaiolo, Colorino e Ciliegiolo.

mercoledì 10 dicembre 2014

GRECO DI TUFO 2012 - D.O.C.G. - Pietracupa


Tra le migliori interpretazioni del vitigno... quando in un sorso dal prezzo "pop" troviamo terroir, complessità e bevibilità, pollice all'insù sempre. 




Ero un po’ indeciso se scrivere o meno di questo vino e per un semplice motivo… negli ultimi anni si è già parlato e scritto talmente tanto di Pietracupa, che ogni winelovers ormai conosce a memoria i loro vini. Detto questo, mi rendo perfettamente conto che questo post per molti di voi non rappresenta un inno alla novità e alla scoperta, ma senza alcun tipo di pregiudizio, mi diletto a scrivere le mie eno-esperienze, anzi, a volte è interessante parlare di vini arcinoti, per capire se fama e gloria sono meritate anche da chi (come il sottoscritto) non sempre si affida ai giudizi di alcuni blasonati eno-giornalisti. E poi diciamocelo… in tempi duri (vedi il post dei vini sotto le 20 euro) è sempre bene consigliare ai bevitori meno informati, bottiglie che danno sicurezza, che si possono comprare a scatola chiusa, certi del loro ottimo e costante rapporto qualità/prezzo. 

E allora da oggi, senza troppi giri di parole, il Fiano e il Greco prodotti da Sabino Loffredo, entrano di diritto nella classifica dei vini imperdibili sotto le 20 euro… e poi ora che il job act, va a togliere garanzie a tutti, meglio tenersi strette certezze come queste. I vini di Pietracupa, mettono d’accordo tutti… sia i fanatici dello Slow Food che quelli di Bibenda, così come non può lasciare indifferenti, anche chi bazzica nei Critical Wine o va alla ricerca dei più garagisti ed estremi vini in circolazione. Qualcuno potrà dire che nella categoria si può trovar di meglio… (anche perché si entra nel soggettivo), ma qui nessuno può dire… non è buono…

Ho iniziato con i vini di Pietracupa un paio di anni fa… durante un’occasione speciale, da Alice a Milano, appena presa la stella e ancora nel vecchio e raccolto ristorantino, prima che le due socie campane (Viviana Varese e Sandra Ciciriello) diventassero delle stelle televisive su Real Time e aprissero un nuovo modernissimo ristorante proprio sopra Eataly. In quella occasione scelsi (anche per il prezzo abbordabile) il Fiano e rimasi piacevolmente colpito dalle sue capacità espressive… mi ripromisi di acquistarne alcune bottiglie e così oggi sopra una spaghettata con la bottarga mi sgargarozzo il Greco.

Pietracupa é una cantina relativamente piccola (circa 50.000 bottiglie e 7 ha vitati) situata a Montefredano in provincia di Avellino, in contrada Vadiaperti, dove  con lo stesso nome, risiede un'altra delle più interessanti aziende vitivinicole di questa zona. L'attuale proprietà sulla collina é rilevata ad inizio anni settanta da Peppino Loffredo, che inizia, senza troppe pretese a produrre vino. Solo nel '99 con il figlio Sabino si inizia a fare sul serio e prende forma il progetto Pietracupa. Tappe bruciate e in poco più di dieci anni eccoci a raccontare di una delle cantine "bianchiste" più interessanti e decantate in circolazione. Greco e Fiano sono i due vini di punta,  ma in quantità minore produce anche Falanghina, Taurasi e Aglianico. 

La qualità delle uve coltivate sulla collina di Montefredano é baciata da dio Bacco, ma impressiona vedere la tenacia, la caparbietà e l'energia con cui  Sabino, autentico personaggio - non personaggio, é riuscito a vestire i panni di vignaiolo rigorosso e fedele interprete del territorio di cui dispone.

Il Fiano che vado a stappare é del 2012,  13.5%vol. e prezzo di acquisto di 14 euro, cifra adeguata per la tipologia, quanto irrisoria per quanto riscontrato nel bicchiere. Vino giovane, ma con grande propensione all'invecchiamento.

Giallo paglierino piuttosto carico, brillante nelle sfumature oro… vino e naso di grande complessità, e con questo termine non vado ad indicare un vino difficile da scoprire, nel suo intreccio di sensazioni sussurrate e quasi impercettibili, come può capitare nei vini più fini ed eleganti. Questo è un vino “contenitore” se mi passate il termine un po’ sgraziato, perché al suo interno ci trovate tutto quello che vorreste trovare un in un vino bianco, ricco, pieno, variegato ed intenso. Facendo ordine… il vino si rileva subito… parla e non sussurra… sa essere carico e solare, maturo e materico, come ti aspetteresti da un vino del sud... il frutto é pieno e ricco, agrumi in predominanza, frutta candita, note dolci... il tutto bilanciato da una ventata nordista (non dimentichiamo che Montefrdane é una collina a quasi 600 metri), quindi tensione, mineralità, acidità rinfrescante, note floreali ed erbacee, sapidità marina e aromi mediterranei (timo, rosmarino, salvia, alloro). Vino di grande bevibilità, verticale, fluido ma anche di grande piacere gustativo, croccante e masticabile. E’ un continuo susseguirsi di suggestioni dolci/amare di bella intensità e profondità. Piacevole, pulito, appagante, preciso, incisivo e a tratti rinfrescante.


Ad ognuno il suo, ma mai come in questo caso, un vino può convincere gli eno-appassionati dai gusti più disparati. Se qualcuno ve ne parla male... beh... diffidate dal suo buon gusto... Come sempre lasciamo le valutazioni tecniche ai signori dell'Ais e godiamoci questo bianco glu-glu come pochi. Tra le migliori interpretazioni del vitigno... quando in un sorso dal prezzo "pop" troviamo terroir, complessità e bevibilità, pollice all'insù sempre. Irpinia terra di grandi vini.

martedì 2 dicembre 2014

LA TERRA TREMA 2014 - 8^Ediz. - Panico, Voluttà, Pasti Cosmici


manifesto 8^ edizione
"Contadino, nato a sostenere la fatica. Dura tutto l'anno tanta pena, a lavorare d'inverno, d'estate, tanti sudori, tanti caldi, tanti freddi. Faticante sinonimo di contadino. La fatica é la sua misura quotidiana. Pure resiste, non s'arrende, non ha tradito. Il contadino é splendido individuo. Anche i suoi gesti, sia pure ripetuti sull'esperienza dei secoli, sempre sono individuali, nuovi e senza infingimenti. Il suo rapporto non é più di suddittanza, o non lo sarà più; il suo modo di essere superbamente anarchico: dietro di lui la sua animalità, davanti la sua umanità." [G.Veronelli 1980]


Lunga coda all'ingresso del Leo
Ottava edizione de “La Terra Trema” e anche quest’anno cartellino timbrato e post dedicato. Finirò per diventare ripetitivo. Per sincerità devo ammettere che in questi giorni un po' ho vacillato. La concomitanza tra il Critical Wine di Milano e la fiera mercato dei vignaioli indipendenti in quel di Piacenza un po’ mi scoccia e mi costringe ad una scelta, perché a differenza di alcuni vignaioli (presenti ad entrambe le fiere), il sottoscritto non ha ancora assimilato il potere dello sdoppiamento. Alla Fivi partecipano molti produttori interessanti e ho notato come a Milano manchi qualcuno presente l’anno scorso, che vedo invece ai nastri di partenza a Piacenza. Probabilmente la Fivi risulta una vetrina commercialmente più allettante… Io comunque ho scelto dove andare... così eviterò di ubriacarmi da Patrick Uccelli & Enrico Togni nel tentativo di conquistarmi la t-shirt "troppo Fivi". 

I produttori che partecipano ai Critical Wine devono sposare l’iniziativa, sentirti parte del movimento, condividerne il messaggio e l'etica... (a partire dal prezzo sorgente..) quindi deve esserci una motivazione in più che va al di là della semplice promozione e vendita dei propri prodotti. Chissà se poi è così per tutti.
il salone
Vado da sempre alla Terra Trema, qui ho imparato a bere e conoscere vini e vignaioli dissidenti, qui inteso come luogo fisico, nel salone del Leoncavallo, ho passato serate (soprattutto in gioventù) che ricorderò per sempre… Non è stato quindi difficile scegliere a quale fiera partecipare, una scelta di cuore e fedeltà, che mi ha portato ancora una volta, a sostenere nel mio piccolo questa iniziativa, che ha il merito di portare i contadini critici e le loro eccellenze nel cuore della metropoli. Impossibile mancare e sentirsi partecipi di questa festa contadina, dove tutti si sentono (e sono) protagonisti. 

Oggi ha ancora più senso ed importanza aderire e sostenere l'iniziativa organizzata dai ragazzi del Folletto 25603, con Milano che si prepara "al vuoto" di Expo2015 e alle macerie che lascerà, con Eataly che spaccia l’artigianato alla masse con i paraocchi, con la regione Lombardia che approva spaventosi piani di cementificazioni future (oltre a quelle già in atto), con le multinazionali del cibo che bombardano i mezzi di informazioni e gli scaffali delle GDO con finte immagini rurali. Soprattutto oggi a senso essere qui a 10 anni dalla morte di Luigi Veronelli, colui che ha aperto gli occhi a molti, tra i primi a spargere i semi dell'eno-dissidenza a difesa della terra e a sostegno del lavoro contadino.

Andrea Occhipinti
Cantine Barbera
Come é stata questa 8^edizione? Bellissima ed interessante come sempre... mi limiterò a dirvi che sono passato da Andrea Occhipinti per accaparrarmi uno degli ultimi magnum di Alea Viva rimasti, di far doppietta nelle Marche con La Distesa (niente Nur purtroppo) e Di Giulia, che propone un interessante Verdicchio che per stile e complessità ricorda i Pouilly Fumé. Dall'Abruzzo la lunga batteria di vini proposta da Tenuta Terraviva con il Mario's 40 sugli scudi. Bella e brava Marilena Barbera, da cui non posso non comprare il Perricone "Microcosmo", che tra i vari assaggi é quello che più mi ha parlato di Sicilia. Il Ruché di Tavijn é ormai acquisto obbligato, prima di una sosta alla scoperta dei vini di Terre Apuane, giovani ma già molto interessanti... alla fine scappo con il loro Bianche Forme da uve Vermentino, Albarola, e Malvasia che abbinerò al fantastico lardo di Colonnata che mi ha conquistato più del vino. Quattro chiacchere con la banda tutta al femminile delle sorelle Conti, prima di scoprire una piccola e bella realtà umbra a nome Fattoria Mani di Luna... interessante il loro grechetto Ametistas... ve lo racconterò. Pausa "I Shot the Chef" in cucina POP prima di concludere con i grandi vini di Paterna e "pulirmi" lettralmente la bocca con il riesling renano di Maso Bergamini. Abbandono il campo con il rammarico di non essere riuscito ad assaggiare il nuovo vino dei ragazzi de L'Acino prodotto con uve Gurdavalle... sarà per la prossima Dino!! Per gli eno-invasati ne leggerete su queste pagine in futuro. Per gli amanti della cronaca invece, la Roncola d'Oro 2014 va in Valpolicella a Le Bignele

In alto i calici
La Terra Trema così come i locali e la storia del centro sociale che la ospitano, non hanno bisogno di essere raccontati, ma di essere vissuti, per raccoglierne lo spirito e l'essenza, vivere con gioia questa festa di resistenza. Quindi in questo post non parlo di nessuno ma parlo di tutti... di tutti i volti sorridenti che per tre giorni hanno affollato il Leoncavallo. C'è dialogo e confronto, voglia di conoscere e curiosità... Vignaioli, produttori, pubblico pagante, appassionati... un movimento che sembra, almeno nei numeri e nelle iniziative, in continua crescita, che acquista forza e prende coscienza... Sempre più persone letteralmente nauseate da un consumismo capitalistico finalizzato esclusivamente al profitto di pochi, si interessano ad un consumo critico, così come sempre più giovani scelgono di tornare ad occuparsi di agricoltura e territorio... Una forma di resistenza e un'idea di sviluppo "alternativa" che guarda al futuro attraverso un ritorno alla terra e alle radici. 

Milano Trema...
Nel decennale della morte di Veronelli,
il primo seminatore, colui che ha acceso i motori di questa grande festa contadina, é importante che a Milano la Terra continui a tremare, che i contadini con i loro trattori continuino ad invadere la città.. I suoi insegnamenti, i suoi scritti le sue parole, sono ancora oggi di grande attualità... In alto i calici... Gino ne sarebbe fiero.

"Luigi Veronelli, sapiente sacerdote del vino come cultura, delle cose della terra come frammenti poetici da ricomporre in estese odi da salvaguardare, rileggere e ristudiare. Veronelli ha perso la pazienza con gli industriali pasticcioni e con i maledetti sofisicatori, ha indossato il mantello dei veteri cospiratori risorgimentali, é montato su un simbolico cavallo bianco della liberazione e ci ha portato a scoprire quell'Italia vera e genuina, che ancora c'è e pulsa di vitalità, l'Italia dimenticata dei contadini faticanti, dei vignaioli onesti, degli uomini veri ancora nodosi nelle mani ma liberi nello spirito... "(Luigi Gervasutti su Gino Veronelli e il suo Viaggio sentimentale nell'Ialia dei vini)

martedì 25 novembre 2014

ROSSO 2008 - Umbria I.G.P. - Calcabrina


Il Calcabrina é un succulento Rosso biodinamico giovane e scalpitante, espressione libera e naturale del Sagrantino (anche se non si può dire). Autentico vino garagista.


Piove governo ladro! Non é solo un'esclamazione di "incazzatura" nei confronti dei "renziani" tentativi di dare il colpo di grazia a questo paese, ma guardando fuori dalla finestra, direi anche una indiscutibile questione  metereologica... Non ci sono c-z-i... nel varesotto piove praticamente da due settimane, e mettere le gambe sotto al tavolo, mi sembra un buon modo per ingannare il tempo. Trittico di abbuffate settimana scorsa, bilanciate da un trittico di bevute questo week-end. Una degustazione che sembrava organizzata dal reparto vini di un supermercato venerdì sera [:-(], Enolago sabato pomeriggio [:-)], prima interessante fiera del varesotto, dedicata ai vini di territorio, e per concludere in totale "relax", vado a stappare la bottiglia della domenica, per onorare un gran bel arrosto.

Da due anni, se ne stava li sulla mensola, nel suo packing di cartone che definir stiloso é poco... un peccato lasciarlo giù in cantina a prendere polvere. Da due anni non vedevo l'ora di aprire quella scatola, e tirare il collo all'altrettanto stilosa bottiglia al suo interno. Da due anni porto con me il ricordo di un'entusiasmante assaggio alla Terra Trema 2012 su consiglio di un amico... Li ti acquistai e ti conobbi... ho resistito fin che ho potuto e oggi sono qui a scrivere le tue memorie di Sagrantino precocemente bevuto.

Ovviamente siamo in Umbria, e più precisamente in quel di Montefalco, dove non lontano dal centro abitato troviamo la Fattoria Biodinamica della famiglia Calcabrina.... capre, formaggi, oliveti e... Sagrantino. Poca roba... un vigneto da cui si ricavano 4000 bottiglie e una cantina piccolissima. Attivi dal 2000, nel 2005 passano all'agricoltura biodinamica, un valore aggiunto, un punto di forza, una sfida... un modo per uscire da certe logiche produttive e affermare una propria identità. Questo significa anche produrre il vino come Umbria Rosso IGP e rinunciare alla prestigiosa DOCG del Sagrantino, che nonostante il buon successo commerciale degli ultimi anni (soprattutto all'estero), fatica a trovare interpreti in grado di stimolare gli appassionati di vini artigianali. (personalmente il miglior stappato ad oggi, é a nome Giampaolo Tabarrini leggi qui).


Entrando nel merito, i Calcabrina  producono solo uve Sagrantino da cui ricavano un Rosso secco (questo) e un passito. Tutto viene svolto in maniera manuale ed artigianale, avvalendosi delle pratiche biodinamiche, oltre alla certificazione Bio. Il vigneto é posto ad un'altitudine di 400 metri, con piante piuttosto giovani (età media 12 anni) e una resa che non supera i 50ql/ha. Non vengono utilizzanti diserbanti ne prodotti sistemici, solo piccole dosi di rame e zolfo. La vendemmia si tiene a metà settembre, e anche in cantina le uve fanno il loro corso senza alcuna forzatura. La fermentazione che avviene in tini di legno e in vasche di acciaio é spontanea, senza alcun controllo, per un periodo di 22 giorni (annata 2008). Circa un anno di affinamento in botti, con assemblaggio finale in vasca. Segue affinamento in bottiglia. Nessuna solforosa aggiunta.

Prezzo di acquisto 13euro al banco assaggi, bottiglia riutilizzabile con caratteristico portabottiglia in cartone, dove tra l'altro sono scritti tutti i dati relativi al vino, dalle inidicazioni sull'andamento dell'annata (in questo caso 2008, definibile buona), al lavoro biodinamico svolto nel vigneto, fino ai valori nutrizionali e all'anidiride solforosa presente (26mg/l). Gradazione alcolica 15.5%vol. Ecco un esempio di "etichettona" in stile alimentare.

Chiamatelo come volete, al di là delle classificazioni... vino da tavola o rosso umbro, poco importa.... appena si presenta, ecco svelato il carattere tipico del Sagrantino...  Rubino scuro intenso, notturno ed impenetrabile, riflessi mattone scuro e vetro della bottiglia (bianco) che si tinge di rosso, parecchi residui sul fondo... Finezza, eleganza e pulizia non gli appartengono. Me lo ricordavo molto amabile, quasi con retrogusto dolciastro, sensazioni da fine giro alla Terra Trema... con il senno di poi forse ricordavo male...  Nonostante i due anni di attesa, ho ritrovato il carattere "fisico" di un Sagrantino in gioventù... ma fortunatamente con capacità espressive che escono dal seminato del supervino tutti-frutti e super tannino... Questo é un Sagrantino vivo e scalpitante, senza compromessi.... Naso teso e pungente, un po' penalizzato dal calore e dalla potenza alcolica sprigionata, che non da cenni di resa nemmeno nel bicchiere della sera (bottiglia stappata a pranzo). Sniffate brevi quindi per evitare l'effetto "saturazione" e godere della sua naturale complessità. Frutti neri selvatici, radici, rabarbaro, sottobosco, asfalto, grasso di officina, terra, suggestioni balsamiche... potente e persistente... Si concede maggiormente alla beva... Massiccio per struttura e potenza, esprime un tannino poderoso, allappante, quasi ruvido... che non difetta però un sorso, che sorretto da acidità e mineralità, riesce ad essere gratificante e appagante, succulento e lungo, anche se chiaramente, non è proprio una di quelle bottiglie glu glu, che si svuota senza nemmeno accorgersene. 

Vino con molti spunti di interesse, senza dimenticare a suo favore, il prezzo abbordabilissimo, considerando che senza "fascetta", stiamo pur sempre parlando di un Sagrantino. Mi è solo dispiaciuto averlo stappato adesso, perché la sensazione é quella di un vino ancora giovane, scorbutico e un po' nervoso... così come i giovani che hanno qualcosa da dire e vogliono farsi sentire,che ne avvalora il suo essere espressione libera e naturale di un vitigno già di suo non semplice da plasmare, un vero vino garagista. Bravi i Calcabrina....

lunedì 17 novembre 2014

AGAMIUM 2008 - Colline Novaresi D.O.C. - Antichi Vigneti di Cantalupo

Il nome di questa cantina non lascia spazio a dubbi... la storia e la tradizione della viticoltura di Ghemme passa attraverso i vini della famiglia Arlunno.


Enologicamente viene identificato come "Alto Piemonte", perché sta su a nord del Monferrato, sopra Vercelli e Novara. Vini nordici per gran parte d'Italia. Per il sottoscritto che vi scrive da Varese provincia, sta invece a sud-ovest, ovvero dall’altra parte del Ticino, poco più di trenta chilometri per entrare in un territorio che  eno-gastronomicamente parlando, è da sempre molto più interessante del varesotto. Poco più di mezz’ora ed eccomi immerso tra i campi e le colline del novarese, basta uscire a Romagnano Sesia, "fare il fondo" alla distilleria Francoli (proprio attaccata all'uscita) e muoversi in direzione nord verso Maggiora, non per vedere il mondiale di motocross ma per iniziare un eno-tour in direzione sud che in in una ventina di km, vi permetterà di attraversare città del vino come Boca, Gattinara, Ghemme, Sizzano e soddisfare la sete di buon nettare. Vi consiglio però di non spegnere il motore del vostro mezzo e proseguire in direzione sud-est per attraversare la pianura e le nebbie autunnali, perdersi tra campi e risaie e sostare in piccole osterie rurali che sembrano essere fuori dal tempo. 

E’ proprio il suo essere “old style”, rurale e poco incline al turismo di massa, a rendere quest’area ancora piuttosto sottovalutata, rispetto ai più blasonati Monferrato o alle Langhe… Qui non si rimane bloccati lungo la strada da turisti intenti a fotografare le colline vitate, ma é molto più probabile dover procedere a rilento a causa dei trattori al lavoro... Sembra tutto più discreto, riservato, un'atmosfera paesana... forse meno eccitante ma più autentica... Eppure anche qui i paesaggi mozzafiato e i posti del cuore non mancano. Passare da Ghemme a Gattinara non é proprio come andare da Barolo a La Morra, ma una volta giunti a Gattinara chiedete della Torre delle Castelle saliteci, ammirate le colline di nebbiolo e poi mi saprete dire.

In un sabato assolato tra due settimane di pioggia intensa, é bastato attraversare il Ticino all'altezza di Oleggio e dirigersi attraverso i campi e le risaie verso Briona, per imbattersi in una autentica chicca... la Badia di Dulzago, un complesso abbaziale del XII sec., un piccolo borgo rurale ormai quasi diroccato (gli abitanti si contano sulle mani), ma all’interno della quale potete trovare caloroso rifugio all’Osteria San Giulio. Ambiente casalingo e piatti della tradizione fatti come tradizione comanda. Qui grazie al cielo, la nouvelle cuisine non sanno neanche cosa sia…  si spende poco, si mangia abbondante e rustico, come essere a pranzo dalla nonna (inteso come complimento). Se volete gustare la caratteristica Paniscia novarese, qui siete nel posto giusto… ma non perdetevi anche i salumi, l'anatra e l'ottima trippa. Anche la carta dei vini nel suo piccolo è ben assemblata e senza ricarichi eccessivi, con prevalenza di vini piemontesi, in particolare della zona Alto Piemonte. Per non sbagliare vado sul più classico degli abbinamenti territoriali, diciamo quasi un km zero, prodotto da una delle più conosciute cantine di Ghemme, che indubbiamente ha scritto la storia enologica di questo territorio e che porta il nome degli “Antichi Vigneti di Cantalupo”, azienda vitivinicola condotta magistralmente dalla famiglia Arlunno e che affonda le proprie origini nel 1500.

E' solo negli anni '70 con l'istituzione della D.O.C. di Ghemme, la nuova cantina, e l'acquisizione di alcuni vigneti, che l'azienda prende l'attuale fisionomia, con Alberto Arlunno che grazie alle sue conoscenze e al suo entusiasmo, guida quella che a tutti gli effetti é una cantina simbolo di questo territorio.

In totale sono ben 35ha i vigneti di proprietà dislocati in diverse zone, da cui si ricavano 200.000 bottiglie, numeri che iniziano a farsi importanti, pur mantenendo un approccio alla materia nel segno della tradizione e dell'identità territoriale. L'uva maggiormente coltivata é il Nebbiolo, il mitico Spanna (che belle le bottiglie vintage di Spanna!!), a cui si aggiungono i vigneti di altre uve tipiche della zona, come l'Uva Rara, la Vaspolina, e l'Erbaluce, ma anche Greco, Arneis e Chardonnay. 

A rendere l'Alto Piemonte un territorio ad alta vocazione enologica c'è sicuramente la composizione di terreni poveri di origine morenico glaciale, composto da ciotoli e ricco di minerali. L'aria che soffia dalle Alpi alle spalle, mantengono il clima fresco e ne determina il carattere dei vini. Tra le bottiglie proposte spiccano sicuramente i Ghemme D.O.C.G., con i tre cru (Collis Breclemae, Collis Carellae, Signore di Bayard) sugli scudi. Grandi vini per finezza ed eleganza. 

Io mi sono dovuto "accontentare" del loro Agamium (il nome latino di Ghemme), un Nebbiolo in purezza che rientra nella D.O.C. delle Colline Novaresi. Le uve provengono dai vigneti Carella, Baraggiola, Valera, con una resa di 60 ql/ha, sono vendemmiate nella seconda decade di ottobre. Dopo un breve periodo di macerazione affinamento in piccole botti di rovere da 9hl.

I grandi nebbioli sono altra cosa, per complessità e profondità, austerità, finezza, longevità… qui risulta tutto piuttosto lineare e senza grosse sorprese, ma se amate il vitigno e cercate una bottiglia per accompagnare ottimamente il pasto, questo Agamium, che é sicuramente vino ben fatto, farà il caso vostro (e metteteci anche l'ottimo rapporto qualità/prezzo, siamo sulle 10 euro). Classico rubino non troppo carico tendente al granato, ha naso lineare e molto piacevole. Frutto di sottobosco, lampone e mirtillo in evidenza, pieno e maturo senza mai scadere nell’effetto dolciastro da confettura, é sorretto da una fine nota alcolica e soprattutto dalle sensazioni floreali di violetta e geranio, oltre ad una speziatura leggera. La beva è semplice ed onesta, molto pulita e piacevole, con tannino ormai integrato, buon corpo e struttura. L'affinamento in legni piccoli assicura rotondità, ma é la spalla acida  che rinfresca e pulisce il palato, a rendere questo vino assai piacevole nell'accompagnare e "sgrassare" i piatti della tradizione locale.

Se volete spendere e volare alto, prego puntare sui cru di Ghemme, alternativamente l'Agamium é una buona alternativa low cost, per avvicinarsi ai vini della famiglia Arlunno, mentre l'osteria San Giulio, é il giusto posto per scoprire la cucina locale. Ottima combinazione.

martedì 11 novembre 2014

ENOLAGO 2014 - Vini in mostra - SABATO 15 NOVEMBRE DALLE 11 ALLE 18,30



Anche la provincia di Varese avrà "finalmente" la sua fiera dedicata ai vini di territorio. Quasi un obbligo da varesino supportare l'iniziativa.
E' la prima edizione e speriamo che il progetto abbia sviluppi futuri.

L'appuntamento é per SABATO 15 NOVEMBRE presso il CCR in via Enrico Fermi a Ispra (VA) (guarda la mappa)
Non perdetevi l'occasione di farvi un giro al lago (che nel frattempo potrebbe essere esondato...) e assaggiare qualche buon bicchiere di vino. Vedremo come andrà... diciamo che é una novità che sono ben felice di sostenere... per il momento l'idea che una parte del biglietto sia utilizzabile come "buono sconto" per l'acquisto di una bottiglia mi sembra già una figata... 

Prima di lasciarvi al comunicato stampa degli organizzatori, un plauso a Luca Vernacchini e collaboratori per lo sbattimento organizzativo.

Ogni sei mesi, un diverso stato assume la presidenza del Consiglio dell'Unione Europea, e da quest'estate è il turno dell'Italia. In questa occasione è nata l'idea, nell'ambito del CCR di Ispra, di organizzare una fiera di vini. Questa è l'origine di Enolago.
L'intento è quello di riunire una selezione di medio-piccoli produttori individuati nelle regioni circostanti (Provincia di Varese, Nord Piemonte, Langhe, Colli Piacentini, Colli Tortonesi ) che operano nel rispetto dell'ambiente e del loro specifico territorio. La manifestazione nasce come atto d'amore verso quei vini che non vogliono essere solo un etichetta famosa, ma che guardano alla tradizione con rispetto e che sono prodotti con passione, preservando e ascoltando il territorio a cui devono la loro origine, senza però tralasciare quella parte di innovazione che deve essere sempre presente per poter dare vita a prodotti con un' anima capace di stupire e innamorare.
È questo lo spirito dei produttori che saranno presentati ai lavoratori italiani e stranieri del CCR, ai loro familiari ma anche a tutti gli amanti del buon vino.
E' previsto un biglietto d'ingresso di 10 euro, di cui 5 sono destinati alla degustazione e i restanti per l'acquisto di una o di una parte di bottiglia, che sarà possibile acquistare a prezzo sorgente.
La manifestazione animerà i locali della mensa del CCR, in via Enrico Fermi a Ispra (VA) e vi faranno parte:

.Az Agricola Drocco Renzo, Rodello (CN)
.Az Agricola F.lli Manera, Alba (CN)
.Az Agricola Cascina Gentile, Capriata D'Orba (AL)
.Cantine Delsignore, Gattinara (VC)
.Azienda agricola Cascina Piano, Angera (VA) LEGGI
.Cascina Filip, Travedona (VA)
.Chionetti, Dogliani (CN)
.Az Agricola Ribote di Porro Bruno e Figlio, Dogliani (CN)
.Caraglio, Dogliani (CN)
.Vigneti Massa, Monleale (AL) LEGGI
.Oltretorrente, Paderna (AL)
.La Stoppa, Rivergaro (PC) LEGGI
.Casè, Travo (PC)
.Croci, Castell'Arquato (PC)
.Denavolo, Travo (PC)
.Az Agricola Cervini Andrea, Travo (PC)
 
CONTATTI: 
su Facebook: Enolago
e su Twitter @vininmostra
SABATO 15 NOVEMBRE DALLE 11 ALLE 18,30

mercoledì 5 novembre 2014

BRAZAN 2001 (140 mesi) - Collio Goriziano D.O.C. - I Clivi


Il Tocai 140 mesi de I Clivi... la "naturale" classe di un vino con la stoffa del campione...



Durante una delle poche giornate assolate di questa estate uggiosa (almeno qui al nord), mi sono recato per un paio di giorni a girovagar nel Collio, in transito direzione ex Jugoslavia. Quando é stato il momento di scegliere a quale porta (o meglio cantina) andare a bussare non ho avuto dubbi... Sono così riuscito a prendere appuntamento con Ferdinando Zanusso de I Clivi, e mi sono immerso in uno spettacolare anfiteatro di vigneti in località Gramogliano a Corno di Rosazzo, una manciata di chilometri a nord di Cormons, considerata la capitale enologica del Collio. Ho così passato un paio d'ore con Ferdinando sotto il portico della sua bella cascina ristrutturata, situata sopra la cantina e soprattutto in cima ad una collina da cui si gode una delle più belle viste della zona. 

Con il senno di poi sono contento della scelta fatta... ed il primo motivo a farmelo pensare sono proprio i vigneti... in due giorni su e giù tra Italia e Slovenia ho avuto modo di osservare splendidi vigneti di collina, ma anche vigneti di pianura che si perdono all'orizzonte, immensi, e soprattutto in questa annata difficile, un continuo via vai di trattori tra i filari a spruzzare porzioni magiche, con vigneti completamente diserbati, dove é impossibile trovare un solo filo d'erba. 

Qui dai Zanusso (Ferdinando gestisce l'azienda agricola insieme al figlio Mario, purtroppo non presente) le vigne emozionano... condotte a regime biologico, sono rigogliose di erba e vegetazione, raggiungono i 60-70 anni di età e possono essere accudite solo manualmente. Una parte di esse (tocai, ribolla, verduzzo, malvasia, merlot) per 8 ettari in totale, sono situate intorno alla cantina, mentre altri 4 ettari sono a pochi chilometri di distanza, "dietro quella collina che si vede all'orizzonte" mi dice Ferdinando. Il che significa parte nei Colli Orientali del Friuli e parte nel Collio Goriziano (seguirà chiacchierata sulle questioni amministrative e burocratiche che sembrano essere il coltello nella piaga di ogni vignaiolo..).

Capelli e barba bianchi, occhi azzurri vispi, all'aspetto più "lupo di mare" in congedo che vignaiolo, Ferdinando mi racconta la sua storia, da semplice appassionato a vignaiolo, quando nel '94 decide di stabilirsi in Friuli, terra natia della moglie, acquistando cascina e vigneti. Le sue idee sono semplici ma chiare e con un unico fine... fare vini bevibili e senza forzature, in grado di esprimere il vitigno e il terroir di provenienza. Quindi nessuna ideologia o filosofia "vinnaturista" alla base, ma la volontà di agire "naturalmente" per ottenere grandi vini di territorio... Quindi vecchie vigne autoctone, rese basse (20/30 ql/ha), zero chimica, nessuna irrigazione, potature corte, inerbimento spontaneo... insomma ottenere la qualità massima da un territorio ad altissima vocazione vitivinicola (giustamente Ferdinando sottolinea l'importanza del terreno, il famoso flysch, un multistrato di marne e arenarie eoceniche). Con un frutto di partenza di così alto livello, gli interventi in cantina sono ridotti al minimo indispensabile, attraverso procedimenti lenti e mai invasivi. I vini fermentano sui propri lieviti e fanno solo acciaio (per Ferdinando é il miglior contenitore per il vino perché non ne altera le caratteristiche). Soprattutto (essendo in Friuli é giusto sottolinearlo) niente bianchi macerati. Piccole presse, fermentazioni a basse temperature, nessuna filtrtura, chiarifiche per sedimentazione, imbottigliamento manuale e per gravità. Circa tre anni dalla vendemmia prima della commercializzazione. Vini buoni ed espressivi, ma anche belli da vedere, puliti, eleganti e con gradazioni alcoliche contenute. Circa 35.000 bottiglie in tutto.

Non mi dilungo troppo così avrò altro da raccontarvi quando stapperò e vi racconterò gli altri vini de I Clivi che mi sono portato a casa. Nonostante mi piace sempre partire dai così detti vini "quotidiani", preso dall'entusiasmo ho deciso (anche perché smanettando su Google mi sembra che nessuno ne abbia ancora parlato) di stappare per primo il Brazan 2001 "special edition"... I tredici anni di vita già vi fanno capire che si tratta di una tiratura limitata piuttosto particolare.

Il Brazan prende il nome dal vigneto di provenienza situato sul versante sud del Monte Quarin a Brazzano. Zona umida e più fredda, con forti escursioni termiche, ed un'esposizione sud, sud-est, verso il golfo di Trieste che soffia sul vigneto le sue brezze marine. Il vino é un Friulano (ex Tocai) con aggiunta di Malvasia e viene vinificato in acciaio. Fermentato sui propri lieviti, svolge fermentazione malolattica spontanea e affinato per 2 anni sulle sue fecce fini in acciaio e per 1 anno in bottiglia niente legno, nessuna filtrazione, niente macerazione. Questo é il processo produttivo del Brazan "classico", mentre per questa riserva speciale del 2001 che vado a stappare, la fase di affinamento é prolungata a  ben 140 mesi. Il che mi incuriosisce molto.

Peccato aver scoperto questo vino solo durante i saluti, mentre Ferdinando mi elencava i vini che mi aveva messo nella scatola, avrei sicuramente chiesto delucidazioni in merito... non so quindi se si tratta di un esperimento o di una scelta ponderata, non posso nemmeno dirvi se questa riserva speciale avrà un seguito anche nelle annate successive al 2001... posso però raccontarvi come é andata la bevuta... 


Il Brazan 2001 si presenta carico di un giallo intenso color oro. Brillante e pulito, al primo impatto, visivamente mi ricorda certi bianchi “tropicalisti”. Poi infilo il naso nel bicchiere, in continuazione... operazione che ripeterò prima di ogni sorso, fino all’ultimo bicchiere. E’ troppa la curiosità esplorativa nei confronti di questo calidoscopico e mutante Friulano. Fin da subito è chiaro che i frutti esotici non sono tipici del Friuli, grazie al cielo, il resto è un viaggio senza meta… Persistente e lungo, complesso, varietale, ricco di suggestioni mutanti e in continua progressione. Tridimensionale. Un leggero fondo amarognolo che intriga... idrocarburi, agrumi come il pompelmo con il suo dolce/amaro, erbe officinale, sottobosco, un mazzo di fiori selvatici, camomilla, lavanda, sbuffi minerali, sapidità… mai scontato ognuno può trovarci del suo e rendervi l'idea a parole é davvero complesso. Mai un accenno di resa, mai una perdita di tensione… non pensate però ad un vino verticale, teso e affilato come una lama di rasoio… 140 mesi non passano inosservati e si fanno sentire… ne hanno placato il fervore giovanile, arrotondando gli spigoli e conferendo equilibrio, consegnandoci  un vino pieno, ricco, importante. 

A chiudere il cerchio di un Tocai in stato di grazia, un sorso pazzesco che è l’arma in più di questo Brazan. Da un vino così complesso, intenso, strutturato, ti aspetteresti una beva piuttosto impegnativa, un vino da sorseggiare in degustazione più che da “sgargarozzare” a tavola… Invece mentre tutto quel "popò" di roba che ho scritto sopra vi rimane inchiodato alle papille gustative per interminabili secondi di piacere, il vino scivola via pulito, grazie ad un’acidità naturale e una mineralità levigata, che conferisce una leggerezza e una bevibilità disarmante, per un vino così pieno e profondo, che sa essere anche molto piacevole grazie ad una sensazione di calore alcolico, avvolgenza e pienezza. 

Vino di grande personalità con la naturalezza e il tocco tipico dei grandi campioni. Raramente si bevono bianchi così importanti e complessi con tanto piacere, gusto e facilità. Incredibile anche per longevità... forse mi sono lasciato ingannare dall'annata vecchiotta e l'ho stappato prima di tutti, ma avrebbero meritato un ulteriore invecchiamento in bottiglia, anche se l'ho già trovato decisamente pronto.

Non so dove si possa recuperare questa riserva (a parte su dai I Clivi), sappiate comunque che ha un prezzo impegnativo (30 euro), ma é una di quelle eccellenze a tiratura limitata, che ogni eno invasato ricercatore di rarità dovrebbe possedere (e bere). Per tutti gli altri ripiegate tranquillamente sul resto della batteria a marca I Clivi... avrò modo di parlarne in futuro ma posso già garantirvi che sono tra le più interessanti bevute che si possono fare nel Collio... Nel frattempo il Brazan 2001 si candida prepotentemente per la top ten di fine anno.  

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3 PACCHE SULLA SPALLA!! STAPPATI 2015.... ECCO LA PLAYLIST!!

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Il solito grande classico di fine anno... puntuale come il mercante in fiera, eccovi la playlist di questo 2015...

GATTINARA RISERVA 2006 - D.O.C.G. - Paride Iaretti

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...ritroverete in questo sorso di Gattinara un vino autentico… Il collegamento imprescindibile di vigna, uomo e terra.

VIS 2011 - Barbera d'Asti Superiore D.O.C.G. - Crealto

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Ancora Crealto, ancora un grande vino... prendetemi alla lettera, la loro Barbera affinata in terracotta è una chicca che sorprende e affascina...

LA TERRA TREMA 2015 - 9°edizione

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"Per noi acquistare una bottiglia di vino, significa acquistare consapevolezza e sapere, oltre che la gioia di godere di un vino come poesia"

PINOT NERO 2010 - Toscana I.G.T. - Voltumna

PINOT NERO 2010 - Toscana I.G.T. - Voltumna
Se avete passato uggiosi pomeriggi a consumare i vinili di Joy division, The Cure, Siouxsie and the Banshees, Bauhaus... non potete rimanere indifferenti al pinot nero di Voltumna.

VB1 VERMENTINO 2010 - Riviera Ligure di Ponente D.O.C. - Tenuta Selvadolce

VB1 VERMENTINO 2010 - Riviera Ligure di Ponente D.O.C. - Tenuta Selvadolce
Uno dei migliori assaggi della Riviera Ligure di Ponente... uno di quei casi in cui è il vino nel bicchiere che parla (...anche al posto del vignaiolo...)

ALTEA ROSSO 2012 - Sibiola I.G.T. - Altea Illotto

ALTEA ROSSO 2012 - Sibiola I.G.T. - Altea Illotto
Serdiana prov. di Cagliari, a pochi metri da dove nasce il vino status symbol dell'enologia sarda, troviamo una bella realtà di bio-resistenza contadina...

RIBOLLA GIALLA 2013 - I.G.P. delle Venezie - I Clivi

RIBOLLA GIALLA 2013 - I.G.P. delle Venezie - I Clivi
Una ribolla che è un soffio di vento... lontani anni luci dai bianchi "tamarrosi" a pasta gialla, tropicalisti, dolciastri, bananosi e polposi.

BARBARESCO CURRA' 2010 - D.O.C.G. - Cantina del Glicine

BARBARESCO CURRA' 2010 - D.O.C.G. - Cantina del Glicine
...piccola, artigianale, familiare, storica… un passo indietro nel tempo... la bottiglia giusta per l'autunno che verrà...

FIANO DI AVELLINO 2012 - D.O.P. - Ciro Picariello

FIANO DI AVELLINO 2012 - D.O.P. - Ciro Picariello
Niente enologo, niente concimi, approccio artigianale e tanta semplicità affinché il vino possa esprimere al meglio il territorio. Se dici Fiano, Ciro Picariello è un punto di riferimento assoluto.

DOS TIERRAS 2011 - Sicilia I.G.T. - Badalucco de la Iglesia Garcia

DOS TIERRAS 2011 - Sicilia I.G.T. - Badalucco de la Iglesia Garcia
...una fusione eno-culturale vincente, un vino che intriga, incuriosisce e si lascia amare, un vino del sole e della gioia, della bellezza territoriale e popolare che accomuna Spagna e Sicilia.

RENOSU BIANCO - Romangia I.G.T. - Tenute Dettori

RENOSU BIANCO - Romangia I.G.T. - Tenute Dettori
...quello che entusiasma del Renosu Bianco è tutto il suo insieme, dalla sua naturalità alla sua originalità, mantenendo una piacevole semplicità nel sorso...

CINQUE VINI, TRE SORELLE, UN TERRITORIO > TUTTI I ROSSI DEL CASTELLO CONTI... IL POST DEFINITIVO

CINQUE VINI, TRE SORELLE, UN TERRITORIO > TUTTI I ROSSI DEL CASTELLO CONTI... IL POST DEFINITIVO
Conosco e bevo "Castello Conti" da alcuni anni, e provo una profonda ammirazione per i loro vini e per il lavoro "senza trucchi" di Elena e Paola. Da una recente visita con degustazione presso la loro cantina di Maggiora, é nata una sorta di collaborazione appassionata, che mi ha permesso di gustare l'intera produzione di rossi del Castello, che oggi in questo mega-post ho il piacere di raccontarvi alla mia maniera...

ACQUISTI IN CANTINA... A VOLTE I CONTI NON TORNANO !!

ACQUISTI IN CANTINA... A VOLTE I CONTI NON TORNANO !!
da "Le vie del vino" di Jonathan Nossiter... < - In cantina questo Volnay, che qui é a 68 euro, ne costa più o meno 25. Quindi non sono i De Montille ad arricchirsi. Ma quando arriva a Parigi o a New York, il vino costa almeno il doppio che dal produttore. - Quindi per noi che abitiamo in Francia val la pena di andare a comprare direttamente da lui. - Si in un certo senso, il ruolo dell'enoteca in città è quello di aprirti le porte per farti scoprire il tuo gusto personale, e di esserti utile quando hai bisogno di qualcosa rapidamente. Poi spetta a te stabilire una relazione diretta con il produttore >

NON STRESSATECI IN ENOTECA !!

NON STRESSATECI IN ENOTECA !!
...Anche se sono un po’ più giovane e indosso il parka con le pins non significa che entro per mettermi sotto il giubbotto le bottiglie di Petrus fiore all’occhiello della vostra enoteca, quindi evitate di allungare il collo o sguinzagliarmi alle spalle un commesso ogni volta che giro dietro allo scaffale.