martedì 10 giugno 2014

ROSSO D'ASIA 2008 - Picchioni Andrea

Allora, vino maschio e compatto, ben strutturato e  predisposto all’invecchiamento. Se lo scopo era sfatare l’eno-snobbismo che circonda l’Oltrepò Pavese, direi che questo Rosso d’Asia è riuscito nel suo intento… 


Ho acquistato questa bottiglia di Rosso d'Asia, dopo aver letto cose egregie sui vini di Andrea Picchioni, proprio per sconfiggere alcuni luoghi comuni, che dipingono l'Oltrepò Pavese terra di conquista delle grandi industrie del vino, più attente ai numeri che alla qualità dei vini proposti. Merce da supermercato e da circoli insomma, ma in pochi sanno che quest'area ha grandi potenzialità vitivinicole, decisamente poco sfruttate, a parte alcune eccellenze, che grazie alla volontà dei suoi produttori, sono riuscite a valorizzare questo territorio, portando ad alti standard qualitativi le uve locali, evitando così di rimanere offuscati tra le milioni di bottiglie a basso costo delle grandi cantine. Una forma di eno-snobismo diffuso, sia tra i consumatori da grande distribuzione che tra noi appassionati. Volevo quindi provare il vino di un produttore che in queste zone sta lavorando da oltre 20 anni, con passione e voglia di sperimentare. 

Andrea é un produttore di Canneto Pavese e coltiva dieci ettari concentrati in gran parte nella Val Solinga; qui le colline si inerpicano con forte pendenze, un terreno ciotoloso baciato dal sole, che favorisce la maturazione delle uve, il che permette di identificare in questo territorio, una delle sottozone più interessanti dell'intera area dll'Oltrepò Pavese.. 

Un lavoro rigoroso partito nel lontano 1988 e sostenuto da Giuseppe Zatti che dal '95 mette al servizio della causa le sue competenze enologiche. Un percorso di valorizzazione territoriale e ricerca della qualità, che non poteva non passare attraverso una particolare attenzione ambientale, che ha portato alla scelta della conversione biologica. 60.000 bottiglie prodotte, con un grande Buttafuoco dal cru Bricco Riva Bianca a tirare le fila di una batteria di nove vini, tra cui spicca anche il Nero d'Asia che vado a stappare oggi.

Praticamente si tratta di un rosso fermo a base Croatina, con un 10% di Ughetta di Solinga. 10-15 giorni di macerazione sulle bucce e un anno di affinamento in barriques. 

Colore rosso rubino scuro e concentrato, cuore impenetrabile ma con bordi trasparenti e luminosi. Naso carico e persistente, che gioca più sull’agonismo che sul tocco di fino. Attacco vinoso e con qualche eccesso alcolico, caldo e penetrante, tende a saturare le narici con “sniffate” prolungate. Il frutto carico e maturo, lascia spazio soprattutto alle note di spezie piccanti, pepe bianco su tutti e poi i sentori che contraddistinguono i vini barricati, legno, ma anche vaniglia, sigaro, cuoio e affumicatura.  La beva devo suddividerla in due fasi… mi sono bevuto la bottiglia in solitaria e così l’ho “smezzata” in due giorni… la prima metà, stappata e bevuta non mi ha particolarmente entusiasmato… vino di struttura e corpo, fin troppo materico e polposo, caldo e decisamente alcolizzato, ancora barriques in evidenza, tannino un po’ esuberante, prima di un finale piuttosto lungo a tinte scure.  

Una beva non facile e quasi faticosa… La mezza bottiglia del day after, 32 ore dopo l’apertura si è rilevata molto più interessante e ricca di soddisfazioni… Finalmente il vino sembra uscito dalla penombra, pronto a porgerci il suo lato più “solare” … pur mantenendo l’impronta del “vinone” del giorno prima, la sua carica “agonistica”  lascia spazio a qualche colpo da fuoriclasse… alcool e legno meno invasivi, la consistenza polposa e materica è meno pesante e più succosa, lasciando spazio ad un frutto vivo e maturo, di grande e piacevole qualità estrattiva, per una beva che finalmente si dimostra non solo importante, ma anche gratificante e appagante.

Allora, vino maschio e compatto, ben strutturato e  predisposto all’invecchiamento. Se lo scopo era sfatare l’eno-snobismo che circonda l’Oltrepò Pavese, direi che questo Rosso d’Asia è riuscito nel suo intento… e sono sicuro che in una degustazione alla cieca, molti rimarrebbero colpiti nel scoprire la sua provenienza..  quindi complimenti ad Andrea Picchioni…

Personalmente non è una tipologia di vini per cui stravedo, prediligo un uso dei legni meno marcato e un sorso meno concentrato, ma è anche giusto ricordare il vitigno di partenza (Croatina), non sarebbe quindi giusto aspettarsi vini snelli ed eterei.  Di sicuro la succosità invitante, riscontrata nel bicchiere del giorno dopo è un buon indicatore di piacevolezza per un vino, a cui non guasterebbe un pizzico di freschezza. Ma ripeto qui rientriamo nella sfera dei gusti personali….


15 euro circa in enoteca per farlo vostro… e se amate i vini materici e ricchi di polpa, potreste rimanere sorpresi da questa chicca dell’Oltrepò Pavese… siamo esattamente all’opposto rispetto ai rossi frizzantini e beverini a cui il mercato delle grandi cantine ci ha abituato. L’enodissidenza di Andrea Picchioni  risiede proprio qui… dritto per la sua strada senza mai cedere alle leggi del mercato e alla svalutazione di un territorio che sa andare ben oltre gli scaffali di un ipermercato.

8 commenti:

  1. Beh,
    non penso sia un vino che possa piacere neanche a me con tutta quella ciccia e quel legno e anche dandoci il beneficio d'inventario con 36 ore di bottiglia smezzata, resta il problema di stapparla e farla finire in 2/3 amici, dubito, peraltro una croatina si dovrebbe bere alla bottiglia e non con forchetta e coltello.

    A parte queste considerazioni estetiche, hai bevuto qualcosa di Monsupello sempre della zona, bollicine interessanti e prezzi non esorbitanti, che dici???

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  2. ti dico che di Monsupello non ho ancora bevuto nulla!!
    cmq al di là dei gusti personali.. che non disdegnano i vini potenti... ma sicuramente più snelli e meno inflenzati dai legni, devo ammettere che Andrea é uno dei vigneron più interessanti in zona (senza dimenticare ovviamente Lino Maga).. uno che ha creduto nel territorio dell'Oltrepò... si parla un gran bene del suo Buttafuoco... ti dico questo perché non vorrei che dal mio post ne esca una versione mr.muscolo stile supertuscan marmellatosi e legnosi... tutto qui... come sempre grazie di essere passato...

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  3. E del Piccolo Bacco dei Quaroni che mi dite? Non lo conosco, ma ne ho letto bene e i prezzi mi sembrano onesti.
    Grazie
    Valerio

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    1. E' un'altra bella realtà a dimostrazione di quanto ho scritto sopra... l'Oltrepò ha cantine interessanti che sanno valorizzare il territorio ottenendo vini interessanti... piccoli produttori che resistono in un mercato gestito dalle industrie del vino... ho assaggiato qualcosa in passato ad una fiera... buoni vini ad ottimo prezzo... ideali a tavola... poi i gusti sono gusti...

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    2. Grazie!

      Valerio

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  4. Nel post il vino viene continuamente chiamato Nero d'Asia, ma - come riporta correttamente il titolo - il suo nome è Rosso d'Asia. Giusto sottolineare l'atteggiamento snobistico di molti nei confronti dell'Oltrepò Pavese, ma snobismo si scrive con una b sola.

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    1. Ottima osservazione... chissà perché mi é partito l'embolo del nero al posto del rosso... capra-capra-capra-capra....!! Ora va meglio..

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  5. Grazie per aver accolto la mia osservazione. Le consiglio di riprovare il Rosso d'Asia, magari in qualche annata vecchia: come molti rossi oltrepadani, dà il meglio sulla distanza. Se riesce, passi a trovare Andrea Picchioni: è persona estremamente ospitale, orgoglioso dei suoi vini, ma anche assai disponibile al confonto.

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