martedì 25 febbraio 2014

LA MIA MEGLIO GIOVENTU'...MUSICA E VINO...DUE STRADE, TANTI INCROCI, UNA SOLA PASSIONE


Il primo amore non si scorda mai e allora se la memoria non mi gioca brutti scherzi, devo tornare a quando avevo 12 anni, vergognosamente davanti allo specchio con il "battipanni" in versione finta chitarra elettrica, mentre canto Welcome to the Jungle in playback. Ascoltavo ovviamente musica anche prima, ma il 1988 é stato per me e per molti miei compagni di avventure una specie di "anno zero", in quanto riscatto (soprattutto culturale) di una generazione uscita spompata dalla devastante epopea dei paninari e del Festivalbar. 

A quei tempi tra i rockettari era tutto uno scambio febbrile di Basf 90 con Appetite for Destruction sul lato A e New Jersey dei Bon Jovi su quello B. Walkman con cuffie in spugna e penna Bic "riavvolginastro", nello zaino non dovevano mai mancare. A guardare la mia parete di cd, qualche album di quel periodo lo conservo ancora (il grosso é su nastro) e devo amettere che a tenerli tra le mani, mi domando come ho fatto ha comprare cd del genere e penso che culturalmente non ero messo molto bene negli anni 80, ma mi sono evoluto... il problema sarebbe avere ancora gli stessi gusti di 30 anni fa!. Era un periodo di band americane hard rock tutto sesso-droga-r'n'r, canzoni che cantavo davanti allo specchio e ballavo durante i festini nei garage... Poison, Motley Crue, Cinderella, Skid Row e chi più ne ha più ne metta... Poca sostanza ma tanta scena, fuochi artificiali sul palco con annessi deliri femminili sotto... (potevi vedere anche delle tette a quei concerti...) tutto doveva essere eccessivo e molto party!! Questa era la musica che ha avviato la mia passione per il rock e le sue derive future. 

Anche la passione per il vino sembra essersi mossa di pari passo... dopo anni di imbottigliamenti casalinghi nella cantina del babbo, l'adolescenza mi inizia al vino in sporadiche occasioni speciali, riassumibile in acquisti al market del paese senza alcuna cognizione di causa!. Il vino serviva solo quando invitavo a pranzo o cena le prime amiche del cuore, mi serviva qualcosa per spezzare l'imbarazzo e riuscire a limonare duro prima che rientrassero i miei. Il vino era un gesto di classe, da adulti, da persone mature... credo piacesse alle ragazzine... anche se in verità non si sapeva quale atrocità stessimo bevendo... interessava solo il fattore alcolico. Insomma vini che avevano lo scopo di creare l'effetto inebriante e attivare il party... ovviamente stereo portatile con contagiri per la Basf 90, con il meglio dell' harderrokkeammericano che c'era in circolazione... 

Vino e musica due passioni che mi hanno sempre attraversato e che ho sempre avuto il piacere di attraversare, cercando nel mio piccolo di esserne partecipe e parte attiva. Due strade che per quanto mi riguarda sono più figlie di scelte culturali ben delineate e stile di vita, che non semplice gusto estetico o apprezzamento ingannatempo fine a se stesso... per questo vino e musica sono strade parallele che si accompagnano, che si incrociano, si stuzzicano e che rivendico con orgoglio, essere parte integrante della mia formazione culturale e personale. Non sarei ciò che sono senza di loro!

Tornando alla storia di queste due strade, alla mia storia... quando si é ragazzi e si ha un sacco di vibra in corpo, si tende sempre ad estremizzare, ad eccedere, a voler alzare il livello.  E' così che le street band e il glam rock patinato si é accartocciato su stesso e ho iniziato a volere musica più dura, più veloce, più bastarda... l'hard rock teneva botta ma si induriva con i riff più taglienti e ritmati di Angus Young... ci si spaccava le osse ogni volta che in Fossa (mitica saletta metal di una discoteca del varesotto che si frequentava la domenica pomeriggio) partiva il primo accordo di Kill Em'All dei Metallica. Non mancavano le super band, come i sempreverdi Iron Maiden, i Megadeth o Ozzy, che ci "gasava" sgagnando pippistrelli; ma erano anche anni di ripasso delle origini... i settanta dei Black Sabbath, i Led Zeppelin e il mito dei pezzi da ascoltare all'incontrario, dei trentattre giri gracchianti dei Deep Purple ereditati dai genitori. 

Anni di musica dura... si iniziava a virare sul punk, dai Ramones del 76, all'hardcore degli anni 80.... gli Stooges fino all'innascoltabile metal ingessato dei Manowar, che stabilivano il record mondiale di decibel con un muro di Marshall alto non so quanti metri. 

Anche i vini erano più incazzati, più robusti, più alcolici... più ingrassati e più legnosi... al posto dei Marshall si usano le barriques francesi... si usciva dalla diaspora del vino al metanolo come io ero uscito dall'epopea paninara e l'attenzione del pubblico e degli eno appassionati era puntata sulle grandi bottiglie che finivano in "aia", che si diceva fossero vini super. Anche uno sprovveduto come me sentiva parlare di Sassicaia come del miglior vino al mondo... e di pari passo l'interesse per il mondo enoico iniziava a crescere... iniziavo anch'io ad acquistare bottiglie con maggior frequenza e attenzione, il market del centro é diventato un supermarket, ora la scelta é più ampia ed inizio ad amare vini più metal... 

Innalzato il budget con i primi lavoretti estivi, potevo investire qualche soldo in più... e l'acquisto si é tradotto in tante mediocre bottiglie da supermercato delle più conosciute cantine e quando bevevi un merlot barricato iperconcentrato e iperzuccherato, ti sembrava di aver azzeccato la miglior bottiglia della tua vita. Scrutavi per minuti e minuti tutte quelle bottiglie in fila sullo scaffale e non vedevi l'ora di provare i grandi vini dei famosi marchesi toscani. Non c'era ancora una vera e propria presa di coscienza.. ma si iniziava ad incamerare nozioni a stuzzicare il palato...

Succede poi che una mattina passano Smells Like Teen Spirit alla radio e ci rimani di sasso... ti piomba addosso un secondo anno zero e da quel momento nulla sarà più come prima. Non capivo bene cos'era quel pezzo.. mi sembrava una cosa pop con delle chitarre dal suono strano e dalla voce dissonante... quasi un pezzo di rock liquido, non mi era piaciuto subito, ma mi aveva terribilmente conquistato, mi aveva incasinato la bussola, disgregato certezze, spostato il mio punto di vista. Non sapevo ancora bene cos'era... ma dentro di me sapevo che da quel momento non si poteva più tornare indietro. Da li in poi é stato un viaggio di contaminazioni, di scoperte, di esperienze, di gioie e di dolori... dai grandi gruppi visti nascere e diventare grandi ad altri grandissimi che sono durati poco, fino a quelli che mi hanno cambiato per sempre con una fiammata. Da allora non sarà più solo rock.. sarà una babilonia di generi che entrano ed escono, incidendo una traccia indelebile nel vinile della mia vita... Anni post adolescenziali, anni di grandi aspettative e anche grandi delusioni, anni di contrasti e di incazzature, anni di interesse culturale e politico... gli anni in cui si iniziava a macinare asfalto per andare ai concerti e passare serate a discutere  di feste e festival da organizzare.

L'incazzatura di una band, il suo impatto sonoro aveva il suo peso specifico e allora le chitarre e le melodie non erano più così importanti... anzi... se sentivo ancora un pezzo con un assolo di chitarra più lungo di trenta secondi mi annoiava perché il pezzo perdeva la "botta"... Il grunge tutto... dentro nelle vene fino all'ultima goccia... ma anche Public Enemy, Rage Against The Machine, Faith No More, i Red Hot di Blood Sugar Baby..., il rap che si incazza e si mischia con il metal, i Korn che ribassano le accordature per essere più oscuri, fino alla scoperta dell'elettronica con le derive raver del dopo Trainspotting e le freakettonate reagge-ska alla Mano Negra.

Nuovo anno zero anche nello scegliere bottiglie... ho iniziato a leggere attentamente le etichette e a crearmi una memoria storia, a istruirmi con qualche libro, le prime guide da sfogliare e la voglia di voler assaggiare di tutto cercando di spaziare tra le varie denominazioni... come una spugna secca... Poi succede che un giorno del 2004 (o 2005 non ricordo) ti spari Mondovino ed iniziano a crearsi delle crepe tra le tue convinzioni in campo enologico... capisci che c'è molto da imparare e da scoprire, che non puoi fermarti solo alle etichette e alle bottiglie, hai bisogno di conoscere tutto quello che ci sta dietro, i volti e i territori... che forse le guide "istituzionali" non sono così affidabili e che il vino come la musica, ha una sua deriva "alternativ" maggiormente mi si addice. 

Allora partecipo al Critical Wine, inizialmente non tanto per i vini ma perché in quei tempi si frequentavano le iniziative dei centri sociali... e allora quasi per consenso politico, si andava anche alla fiera dei vignaioli critici... Ho assaggiato quei vini... così diversi, così emozionali, così artigianali e sconosciuti... li bevevo e mi emozionavo... Alcuni non mi piacevano, troppo estremi, così come non mi piacevano alcuni album al primo ascolto... troppo strani per entrarci subito in sintonia, per coglierne la loro grandezza. Viceversa quando un pezzo ti piace al primo ascolto spesso é perché suona commerciale, costruito su misura per le radio e finirà per stufarti dopo pochi giorni... esattamente come certi vini ti stufano dopo tre sorsi....  Non sapevo ancora bene cos'era... ma dentro di me sapevo che da quel momento non si poteva più tornare indietro. Da li in poi é stato un viaggio di contaminazioni, di scoperte, di esperienze, di gioie e di dolori... di grandi vini che mi hanno emozionato e altri "difettosi" che mi son pentito di aver comprato. Una babilonia di gusti, colori, abitudini, etichette, di certezze scalfite... un'altro mondo del vino era possibile, come nella musica c'era una scelta alternativa anche nel vino, che mi apparteneva e sentivo mia, allora come oggi.

Anche i vignaioli sono incazzati e resistenti, anche la scelta "agricola" giustamente interpretata sa essere dissidente. I bianchi diventano "orange", le DOC non contano più niente, il vino é vero, naturale, artigianale, garagista, espressivo... ha cose da dirci e storie da raccontarci... proprio come le canzoni di quei gruppi...  vino rustico e pulsante che mi piace bere mentre ascolto Conflitto degli Assalti. Passioni che si incontrano mentre poghi ai concerti degli Snapcase o mentre parli di vino alla Terra Trema, mentre vai alla ricerca di 13 Songs dei Fugazi, introvabile nei negozi di dischi o delle "chicche" da 500 bottiglie l'anno che hai sentito decantare, e che non trovi in nessuna enoteca... 

Ad oggi... beh... i capelli si stanno assai ingrigendo.. sono più vicino ai 40 di quanto mi immagini e anche alcune esigenze cambiano... c'è la casa e la famiglia, il lavoro da mantenere e il mutuo da pagare, il tempo libero mi scappa dalle mani e ho più voglia di intimità... di momenti di sana e quotidiana felicità... di snobbare gli aperitivi del week end, perché preferisco starmene a casa con il grembiule e prepare il miglior brasato della mia vita mentre mi scolo una bottiglia di Pecoranera... le passioni si sviluppano e cercano sempre nuova linfa vitale, ma fondamentalmente rimangono sempre fedeli a se stesse, perché sono spina dorsale del mio essere... così il suono si fa meno incazzato... le chitarre possono anche essere acustiche, la break beats può farsi eleganza nel trip hop, i testi gridati diventano sussurrati e mi coinvolge il patos "indie" di certi gruppi che sanno graffiare ma ti sanno anche coccolare. 

Musica che si asciuga e si sgrassa, non servono più tutti quei Marshall... mi basta l'elettricità folkeggiante dei Dinosaur Jr., mi perdo nei suoni rarefatti dei Sigur Ros, tengo il tempo con i ritmi lenti e sottodopa di Tricky. Mi ritrovo nei vecchi dischi dei Joy Division e in quelli più nuovi degli Interpol e mi diverto ai concerti degli Arcade Fire. E anche il vino sembra averne abbastanza di grassezze... si scarnifica, si scolora, si alleggerisce... vini più bevibili e non troppo impegnativi, é l'era della velocità, del tutto é subito, dell'impazienza metropolitana, roba per vini giovani da bere subito, qualche mese di acciaio e via in commercio, che c'è da combattere le crisi... vini in sottrazione, esili, dinamici.

Nei prossimi anni chissà cosa mi aspetterà... al momento ho un bel bagaglio di esperienze... ascolto roba nuova e vecchia, purché riesca ad emozionarmi... sono questi i capolavori che rimangono e scalfiscono il tempo... le canzoni che più invecchiano (ed invecchio) più le sento mie... così come rimangono i vini "veri", quelli il cui valore non si discute e più invecchiano (ed invecchio) più le sento miei... Rinaldi, Bartolo Mascarello, Montevertine, Valentini, Quintarelli... e molti altri... loro rimangono e mi entusiasmano, scalfiscono il tempo come un vecchio scricchiolante 33 giri degli Smith...

Ho attraversato e amato quasi tutti i generi musicali e assaggiato un po' di vini... credo di aver raggiunto una buona consapevolezza, quella che mi permette ora di andare oltre ai gusti del momento o delle mode, che mi permette di essere un eno-appassionato consapevole di quello che mi piace bere e di cui voglio essere testimone, attraverso questo piccolo indie blog, che mi permette di essere parte attiva e non solo passiva... Musica e vino compagni e maestri di vita che spesso fanno tutt'uno... perché le passioni viaggiano sempre di pari passo... entrambe mosse più che dal piacere del gusto o del suono, dall'esigenza di esprimersi attraverso delle scelte... comprando quella rivista o quella guida, andando ad alcuni concerti o a certe fiere mercato, acquistando questa bottiglia o quel cd, scegliere il prossimo pezzo da mettere durante un dj set o quale boccia stappare con il coniglio alla ligure... sono scelte che ci rappresentano ed esprimono il nostro modo di essere...

"... il buon senso la logica i fatti le opinioni le raccomandazioni
occorre essere attenti per essere padroni di se stessi...
la mia piccola parte dietro la Linea Gotica..."
Linea Gotica (Consorzio Suonatori Indipendenti)

10 commenti:

  1. Bellissimo post! Complimenti!

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  2. grazie :-)
    mi fa piacere che sei passato ed hai avuto la pazienza di leggerlo tutto..

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  3. bel post Simo mi sono rivisto in te in certe cose...vino, musica e...come dimenticare il buon vecchio Nautilus.
    A presto
    Lele

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  4. grazie Lele per essere passato... ma sei della zona per ricordarti del vecchio Nautilus?? Quelli si che erano tempi duri...

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  5. si sono di Gallarate quindi ad un passo dal Nautilus. Ci ho passato molte domeniche pomeriggio dai 15 ai 20 anni e ancora adesso ci scappa la serata in rock una volta ogni tanto anche se ho superato i 35 da un po.
    Hai ragione tempi durissimi!
    Adesso anche io preferisco cene con amici e famiglia dove posso aprire le bottiglie che amo e che curo in cantina come figlie..

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  6. Bellissimo pezzo Simo!

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    1. chiunque tu sia... grazie x la stima anonimus...

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  7. Ho avuto la fortuna di scoprire il tuo blog alcune settimane fa e da allora ne sto facendo indigestione.Praticamente sto divorando tutti i tuoi post e questo oltre che trovarlo bellissimo mi ha "commosso". E' riuscito a portarmi indietro nel tempo , a ricordare i bellissimi momenti passati a bere i primi vini..... imbevibili... in compagnia degli amici del cuore mentre ascoltavamo Guccini e discutevamo di politica , donne e musica e le nostre interminabili serate finivano sempre in infinite discussioni ....avevamo pensieri diversi .La passione per il vino e musica è rimasta , rafforzata ed evoluta . Grazie , Aldo .

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    1. Grazie a te Aldo... in questo momento avevo proprio bisogno del sostegno di qualche lettore... ultimamente leggo tante critiche ai bloggari (a volte corrette ma non si può sparare nel mucchio), passione spesso poco valorizzata e a volte avrei solo voglia di stappare in continuazione e "scialarmela" anziché perdere tempo a scrivere questo blog e condividere le esperienze... ma per fortuna qualcuno apprezza e si ritrova.. significa che il messaggio "culturale" arriva... ciao

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  8. grande come sempre Simo!!! elena boca ;)

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...Anche se sono un po’ più giovane e indosso il parka con le pins non significa che entro per mettermi sotto il giubbotto le bottiglie di Petrus fiore all’occhiello della vostra enoteca, quindi evitate di allungare il collo o sguinzagliarmi alle spalle un commesso ogni volta che giro dietro allo scaffale.